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Preghiera e Meditazioni

Capodanno 2021

Concludiamo questo anno, Signore, con te ma come sarebbe bello poter dire di averlo, soprattutto, “compiuto” in tutto ciò che siamo stati chiamati a vivere, gioioso o doloroso che fosse.
Quante situazioni, circostanze, persone hanno costellato il tempo che tu ci hai donato…
Non sempre siamo stati all’altezza della vita ma, certamente, la Vita ci ha sempre sorpreso, precedendoci pur dove non avremmo pensato mai solcare alcun passo.
E lo stupore – sostando ora sul crinale di un anno che finisce ed uno che inizia – ci coglie, se solo abbiamo il coraggio di contemplare oltre che guardare la vita.
Quanto il nostro cuore avrebbe desiderato e non si è realizzato e quant’altro non avremmo immaginato e ci è stato elargito.
Quante situazioni per le quali implorare perdono e quante per cui chiedere benedizioni; quante per le quali rammaricarsi e quanto più per cui ringraziare, sommamente grati…
Su tutto, Signore, ti chiediamo la grazia d’imparare a “contare i nostri giorni per giungere alla sapienza del cuore”! Aiutaci, con la forza del tuo Spirito, a vivere il trascorrere del tempo come un maturare e crescere in sapienza e grazia, mai come un mero invecchiare…
E sebbene l’incertezza per il domani, talora, ci faccia vibrare il sangue nelle vene, facci crescere nella serena fiducia che, con te, tutto sarà Grazia, pur nella notte della prova che può irromper nella storia.
Donaci occhi che sanno scorgere il tuo volto sereno e benigno che ci sorride sempre, benevolo, anche nei giorni foschi. Tutto sarà luminoso perché inondato dalla pace della tua presenza, Signore, pacifica e pacificante, che ci renderà pacificatori sempre e comunque per tutti. Rendici, Signore, consapevoli del presente che viviamo; grati per il passato che ci hai donato; fiduciosi del futuro che riceveremo.
Allora non avremo paura e saremo certi che, qualunque cosa ci chiamerai a vivere, il nuovo anno sarà “buono” della tua Bontà, Signore!
Concedici, Signore, di credere sempre che con te tutto è possibile…senza te, tutto è vano e vacuo, perché siamo impastati di terra ma fatti di Cielo.
Non farci dimenticare mai che siamo destinati all’Eterno pur vivendo nel tempo.

Amen

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Preghiera e Meditazioni

Sacra Famiglia – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Luca
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
Parola del Signore.

Tra le virtù più difficili da praticare, Signore, c’è sicuramente quella dell’obbedienza, benché tutti – più o meno – la esigiamo dagli altri.
Perché non sappiamo obbedire?
Probabilmente perché, seguendo proprio l’etimologia del termine, non sappiamo più “ascoltare chi ci sta davanti”. Tutti abbiamo modo e vogliamo parlare; molto meno siamo desiderosi di ascoltare. Perché non ascoltiamo o se lo facciamo, restiamo critici, dubbiosi, diffidenti? Credo sia per il “retaggio” del peccato originale che ha generato in noi il “dubbio”, la diffidenza sulla “buona fede” di quanto ci “comandavi” nel giardino dell’Eden! Abbiamo smesso di ascoltarTi e, così, abbiamo cessato di voler ascoltare gli altri, preferendo ascoltare il nostro “Io”. Abbiamo smesso di fidarci, lasciando che il dubbio, generato dal maligno, prendesse il sopravvento.
Allora la risposta è tutta qui, perché: l’ascolto nasce dalla fiducia, e l’obbedienza nasce dall’ascolto.
È per questo che la via della salvezza, quale strada della fede, nasce dall’ascolto obbediente di Abramo e si compie sulla croce con la tua obbedienza “cieca” e incondizionata ai disegni del Padre. Una obbedienza la tua, Signore Gesù, che è proprio redenzione dal peccato perché fiducia totale nell’amore del Padre contro ogni evidenza contraria della storia.
Ma come hai “imparato” ad obbedire, ad ascoltare il Padre, fidandoti ciecamente di Lui? Nell’eternità di Figlio divino sempre lo hai fatto ma, nel tempo come Figlio fattosi uomo, dove lo hai appreso? In una famiglia umana, imparando ad obbedire a Giuseppe, a Maria. E loro lo hanno potuto insegnare a te perché lo hanno vissuto per primi, accogliendo la volontà di Dio, i suoi piani, i suoi disegni, pur passanti per una storia inattesa e spesso travagliata nell’avvicendarsi degli eventi.
Abramo ha obbedito, Sara ha obbedito – ci ricorda oggi la lettera agli Ebrei – come pure tutte le persone chiamate da Dio. Maria ha obbedito; Giuseppe ha obbedito; Simeone, mosso dallo Spirito, ha obbedito; la profetessa Anna ha obbedito; tu, Gesù, hai obbedito perché tutti hanno ascoltato, fidandosi di Dio, più che di se stessi o degli accadimenti all’intorno.
E noi? Sappiamo ancora aver quella fede che si genera nell’ascolto e si compie nell’obbedienza?
Donaci questa grazia, Signore Gesù, con dono del tuo Spirito che sei venuto a portare nel mondo; saremo figli amati che amano. E non solo Dio ma pure chi ci sta accanto, cominciando dalle nostre stesse famiglie.
Se ci ascoltassimo di più nelle nostre famiglie, certamente potremmo vedervi fiorire le stesse virtù e lo stesso amore della tua Santa Famiglia di Nazareth.
Salvaci, o Salvatore del mondo!

Amen

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Preghiera e Meditazioni

Santo Natale 2020

Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito,
lo avvolse in fasce e lo depose
in una mangiatoia»

Lc 2,7

Signore Gesù, Figlio di Dio,
che hai voluto farti figlio dell’uomo
perché noi, votati alla morte,
potessimo condividere la tua vita immortale,
guarda questa nostra umanità sofferente,
ancora lacerata dal male, e soccorrici con la tua grazia.
Tu, luce del mondo,
che hai voluto esser “dato alla luce” nel tempo
perché non vi fosse mai più
un tempo di tenebra senza speranza;
Tu che hai voluto indossare i nostri logori panni
perché noi potessimo vestirci della gloria del Cielo;
Tu che ti sei lasciato “fasciare” d’umana indigenza
perché ogni nostra ferita
fosse fasciata della tenerezza divina;
Tu che, dalla mangiatoia al sepolcro,
hai voluto lasciarti “deporre” con umiltà
perché noi deponessimo ogni illusoria presunzione d’orgoglio;
Tu che scegliesti lo spazio angusto di una mangiatoia
perché noi, troppo spesso impegnati nel morderci l’un l’altro,
imparassimo a nutrirci di fraterna pace;
illumina i nostri occhi,
perché possiamo comprendere con fede la storia;
apri le nostre anime,
perché possiamo camminare con speranza nel tempo;
scalda i nostri cuori,
perché possiamo vivere nell’Amore
che prelude all’eterno.
Pur nella tempesta più disastrosa degli eventi,
avremo la serena fiducia di raggiungere, con Te,
l’approdo sicuro della nostra salvezza.
Salvaci, o Salvatore del mondo!

Amen

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IV Domenica di Avvento – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore.

È davvero frustrante, Signore, vedere naufragare i nostri desideri, progetti e aspirazioni. È difficile accogliere gli “stop” al nostro procedere decisi verso la meta, e poco importa se le battute di arresto ci giungano dalla storia, dagli altri o persino da te! È sempre complicato da “mandar giù” ma, ancor più incomprensibile, è quando questi progetti paiono rientrare in aspirazioni di bene, in opere “a gloria di Dio” come poteva essere per il re Davide la costruzione del Tempio in tuo onore, Signore…È frustrante vedere come, talvolta, anche coloro che dovrebbero aiutarci a discernere la volontà di Dio con voce profetica – come era, a quel tempo, Natan per Davide – possano sbagliare se ascoltano il proprio cuore piuttosto che quanto tu suggerisci al loro cuore nello Spirito (cfr. 2Sam 7,1-5.8-12.14).
Eppure, proprio in quest’infrangersi dei nostri sogni nell’ineluttabile presente, tu ci chiami a discernere i tuoi disegni per il futuro, accogliendoli con fede e nella speranza. Quando non possiamo e non dobbiamo compiere quanto “abbiamo in animo” fare, tu ci esorti a credere che compirai i tuoi progetti di bene per noi; che tu compirai la storia; che tu farai quanto è giusto per noi e per tutti. Donaci la grazia non solo di saperlo ma soprattutto di crederlo con la docilità di Maria stessa, pronta a fare la tua volontà. Donaci di credere anche in questo tempo martoriato del mondo che “nulla è impossibile a te”, Signore Dio nostro. E quanto più siamo nell’impotenza di agire, tanto più possiamo assistere stupiti al tuo operare oltre ogni nostra attesa.Donaci di non temere, ma di vivere cercando di “trovare grazia” innanzi a te. Allora vedremo come attraverso noi pure, umili e assai indegni tuoi “servi”, verrà alla luce la tua presenza nel protrarsi del tempo, Signore Gesù.
Maranathà, vieni, non tardare!

Amen

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III domenica di Avvento – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce,ma doveva dare testimonianza alla luce.Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Parola del Signore.

Perché, Signore, la gioia è diventata sempre più estranea alla nostra vita? Tutti ne sentiamo un bisogno atavico fin dal sorgere della vita e la inseguiamo lungo tutto il suo percorso. Anche l’amore stesso è fonte di gioia a tal punto che, quando non ci sentiamo amati, scivoliamo nella tristezza, potendo finire persino in quel male oscuro dell’esser depressi. La gioia, in fondo, ha a che fare con la felicità e noi siamo stati creati per essere felici. Tuttavia abbiamo inseguito la felicità, la gioia di essere vivi, alienandola dal suo senso ultimo. Abbiamo cominciato a credere che la gioia potesse venire dal benessere, dalla tranquillità dell’agiatezza, dal possesso appagante delle cose eppure, sebbene – nella nostra opulenta società – abbiamo assai più del necessario, siamo spesso infelici come se ci mancasse tutto…Perché, Signore? Certo oggi, in tempo di pandemia, è facile dire che la colpa è della situazione che stiamo vivendo, ma non da ora che abbiamo smarrito la via della gioia!La tua illuminante parola ci rivela il motivo: la gioia non viene dalle cose che conquistiamo o riceviamo, ma dalla possibilità di donare o di fare qualcosa per essere dono. La gioia nel poter condividere annunci di speranza in un tempo di profeti di sventure; di fasciare le piaghe di cuori spezzati dalle situazioni avverse della storia; di liberare i prigionieri del male, arrecato o ricevuto che sia; di proclamare la salutare condizione di poter vivere non solo un anno ma tutta la vita “in grazia” di Dio (cfr. Is 61,1-2).La gioia di sentirsi rivestiti di una salvezza che ci è data in dono e ci spinge ad essere dono, vero spirito natalizio quanto mai dimenticato. La gioia di vedere germogli e frutti di giustizia in una realtà spesso segnata dall’ingiustizia…(cfr. Is 61,10-11).La gioia di poter affrontare tutto, restando sempre lieti, perché abbiamo la forza della fiducia in te che anima la nostra preghiera incessante; consapevoli che possiamo dire grazie in ogni cosa, pure nelle tempeste della vita, perché con te, Signore, tutto concorre al bene, anche il dolore! La gioia del custodirci irreprensibilmente per te, Signore, nella certezza che non solo verrai ma che noi pure stiamo venendo verso di te: fine ultimo di tutte le cose (cfr. 1Ts 5,16-24).La gioia di saperci semplicemente ed umilmente “voce” necessaria a veicolare un “parola” degna di essere pronunciata ed ascoltata perché la voce passa e la parola resta. Tu, Signore Gesù, sei questa Parola!La gioia dell’essere voce, anche nel deserto dell’indifferenza, assume così il gusto della testimonianza.La gioia di “non crederci chissà chi” ma di poterci riconoscere solo in relazione a te, Cristo Gesù, proprio come fece Giovanni Battista.La gioia di essere creature nuove, figli di Dio con te, nel battesimo. Siamo ancora capaci di gioire per questo?Occorre vivere sentendo che lo Spirito è “sopra di noi” o meglio voler vivere cercando di essere sempre sotto l’azione di Lui, esimendosi dallo “spegnere” la sua azione in noi (1Ts 5,19). La gioia di vagliare le cose da realizzare senza fagocitare tutto quello che ci viene posto innanzi, prendendo il buono e ricusando il male.Perdonaci, Signore, perché, dimenticandoci che la nostra felicità sei solo tu, ci stiamo caricando del fardello di un’esistenza triste e buia, anche senza pandemia.Donaci la grazia di ricordare quanto ci hai testimoniato con la vita, oltre che con la parola: “vi è più gioia nel dare che nel ricevere”. Aiutaci a collaborare con lo Spirito affinché la nostra esistenza sia veramente compiuta nella gioia del donarci.

Amen