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Preghiera e Meditazioni

23° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire». Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?». E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». A queste sue parole, molti credettero in lui.

Parola del Signore

Signore, noi no! Noi non siamo come questi tuoi interlocutori. Noi ti abbiamo cercato, o meglio ci siamo lasciati trovare dal tuo amore; noi abbiamo accolto la tua grazia cosicché possiamo non “morire nel nostro peccato” che è il non amare. A noi hai detto che un giorno verrai a prenderci perché possiamo “venire” laddove tu sei: nella Casa del Padre! Che respiro di sollievo possiamo tirare; o forse non del tutto? Già, Signore, perché noi siamo tuoi discepoli…ma, alla prova del fatti, forse un po’ di farisaismo ci è rimasto addosso, se non dentro. E il vangelo di oggi ci chiama a verificarci, a fare un giusto esame di coscienza. Di dove siamo noi, Signore? Di quaggiù o di Lassù? Siamo noi pure “nel” mondo senza essere “del” mondo, oppure siamo finiti col restarci invischiati a tal punto da appartenergli piuttosto che viverlo da pellegrini, da operai pro-tempore? Crediamo veramente in te, oppure abbiamo solo acquisito delle informazioni, delle conoscenze, su di te? Cosa dice la nostra vita, anche con le parole oltre che con le opere? Siamo specchio di “Altro” o palude del nostro io? Siamo voce della Parola o eco delle nostre chiacchiere? Siamo dono di grazia per gli altri o catene di peccato? Siamo figli che fanno tutto assieme al Padre, come te, oppure – in un ateismo pratico non dichiarato – abbiamo imparato a fare a meno di Dio? Spesso ci lamentiamo di sentirci abbandonati, lasciati soli, magari proprio nel bel mezzo “della tempesta della vita”, ma dovremmo chiederci se non siamo noi ad aver lasciato Dio nel bel mezzo della “bonaccia”. Oltretutto tu dichiari di non essere lasciato solo perché hai fatto sempre le cose gradite al Padre: noi facciamo cose che gli son gradite? Le ricerchiamo per amor suo, sperimentando come te il non sentirci soli? A voler vedere la storia del mondo, la risposta a tutti questi interrogativi è più che mai palese! È chiara, oggi più che mai, perché son cadute le maschere della nostra autosufficienza, del delirio d’onnipotenza. Certo il giudizio spetta a te, Signore Gesù, inviato dal Padre, ma per il nostro bene dovremmo saper fare discernimento sulla base delle opere da noi compiute. Discernere “prima di morire”, e non per qualsivoglia epidemia ma per il peso del nostro peccato, per l’arroganza del male che uccide il mondo oltre che noi stessi. Discernere e porvi rimedio… Allora, Signore, mentre ci apprestiamo a contemplarti “elevato da terra”, appeso alla croce di ieri come al dolore dell’umanità di oggi, donaci di farlo col cuore contrito e l’anima innamorata. Ancora troppo in questo giorni, guardandoti crocefisso in una santa effige, ci limitiamo a chiedere di essere guariti piuttosto che salvati. Aiutaci a cercarti per quella giusta strada che ci permette di seguirti: l’Amore!

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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Preghiera e Meditazioni

22° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Parola del Signore

Quanto amavi il monte degli ulivi, Signore Gesù! Quante volte ti ritiravi tra quegli alberi, fino all’approssimarsi della tua “ora” nel giardino del Getzemani. Chi non ha mai avuto la grazia di poter fare il santo viaggio, sulle tue orme nella città santa, non può comprenderne il perché! Contemplare ancora oggi, Gerusalemme, da quell’altura è comprendere la bellezza del mondo abitato dalla divina presenza, pur nella sua pluralità del nostro essere uomini vari e talora “avariati”. Si, avariati, corrotti dal peccato, quello che spesso additiamo agli altri e di cui poco accusiamo noi stessi. È per questo che abbiamo bisogno che tu venga costantemente dal monte degli ulivi al “tempio” della nostra coscienza, delle nostre comunità e – presentandoti magari i mali del mondo – tu possa richiamarci al nostro male, alla responsabilità dei nostri e non altrui peccati. Vieni e continua a scrivere a terra col tuo dito, mentre anche oggi adduciamo ad altri la colpa di come abbiamo reso il mondo, l’uomo, la vita stessa. Scrivi a terra e ricordaci che tutti siamo fatti di terra. Nessuno può ergersi a giudice, ma tutti siamo colpevoli; anzi, quanto più vecchi siamo, tanto più responsabili siamo per come vanno le cose, avendo avuto maggior tempo a disposizione per poterle cambiare. Siamo tutti colpevoli, specie quanti neppure si scomodano – come il marito di quella peccatrice – a metterci la “faccia” in quanto pensano o dicono degli altri. Scrivilo a terra il tuo giudizio, tu che solo potresti emetterlo, eppure te ne astieni per donare il perdono e aprire nuove opportunità. Scrivilo a terra, perché il vento dello Spirito possa spazzarlo via e lasciare la tua misericordia. Scrivilo a terra; quella terra ferita dal peso dei nostri sassi, che lasciamo cadere mentre ce ne andiamo via. Mi piace immaginare che, tu pure, ti aspettassi un esito diverso, migliore, alle tue parole. Mi piace immaginare che ti aspettassi che i tuoi interlocutori, capita la lezione, abbracciassero quella donna, le domandassero perdono per averla trascinata in giudizio senza pietà. Almeno si fossero scusati, vergognandosi della loro presunzione d’essere giusti. E invece, niente: hanno voltato le spalle e, capo chino, se ne sono andati a casa… Perdonaci, Signore, perché ancora oggi la consapevolezza della comune fragilità umana, dei nostri limiti, delle nostre debolezze, non ci porta ad “abbracciarci” per far fronte comune a questa storia ferita dal male. Perdonaci perché ancora non vinciamo l’alterigia e la presunzione con l’umiltà e la solidarietà. Ancora troppo spesso restiamo “soli” in mezzo le piazze dei nostri deserti sociali. Se il peccato ci mette in mezzo e ci paralizza, il tuo perdono ci rimetta in cammino. Donaci di andare e, almeno nel desiderio, di non peccare più! Che la tua bontà non divenga pretesto o alibi per le nostre flaccide volontà. Che la tua bontà ci ricrei da quella terra, toccata col tuo dito, e poi irrorata dal tuo sangue; ci ricrei e ci faccia riprendere il cammino del Cielo.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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Preghiera e Meditazioni

21° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Parola di Dio

Belle parole, Signore, sì belle parole ci consegna il Vangelo, in genere. Ma oggi tutta la sua bellezza si infrange, come mare in tempesta, su questa tomba che le riassume tutte, quella di Lazzaro. Oggi la bellezza della tua amicizia, offerta e pretesa, sfiorisce come fiore sulle lapidi dei nostri cimiteri, lasciando che del profumo della vita resti solo il cattivo odore della morte. E se dapprima ti supplichiamo di guarirci dalle nostre malattie – non in virtù di nostri meriti ma della tua amicizia -, dinanzi al tuo silenzio, al “tardare” di Dio, ci viene da gridarti in faccia che se veramente tu ci fossi, se davvero fossi amico dell’uomo, non dovresti lasciarci morire. “Se tu fossi stato qui”…quanto mai attuale il nostro biasimo! Eppure qui non s’infrange la tua amicizia, ma la nostra idea di Dio. Un Dio che ci tolga il problema, ci sottragga il dolore, eluda la realtà delle cose, con la loro drammaticità, ed attraverso un colpo di spugna, o meglio un miracolo, risolva tutto nel migliore dei modi a prescindere da noi. Ma quale amico si sostituisce all’amico in un’avversità, piuttosto che condividerne il peso; quale padre risolve ad un figlio un problema, piuttosto che stargli accanto perché possa farcela lui stesso? Certo il miracolo per Lazzaro poi lo farai anche, richiamandolo a questa vita nella quale però sarebbe nuovamente morto nel tempo a venire. Lo hai fatto come segno profetico del tuo potere definitivo sulla morte che, tuttavia, sarà sancito solo col tuo condividere il nostro tragico destino, come amico fedele, e nell’accompagnarci al di là di essa, come Dio misericordioso. In questa domenica, Signore, ciò che più ci tocca il cuore, però, è vederti “piangere”! Non ce lo aspetteremmo; ci piacerebbe di più un Cristo, un “salvatore” potente, sempre sereno, gioviale e giulivo, nella sua imperturbabilità divina, piuttosto che uno dal volto così umano e apparentemente poco rassicurante. Ma è davvero così, Signore Gesù? A ben vedere non potevamo chiedere di meglio, di più. Quale conforto desiderare se non questo di sapere che, per sempre, le nostre lacrime sono le tue lacrime; che il dolore per le nostre separazioni è il tuo dolore nel perdere gli amici, gli affetti più cari? Ogni volta che piangeremo potremo guardarti e sentire che tu ci conosci, ci comprendi, fino a poterci sfogare, gridare, persino “imprecare” – coi sentimenti che furono pure di Giobbe – ma mai disperare. Infatti se tanto spesso la nostra fede comincia col venirti a cercare – come Andrea e Giovanni – nel desiderio di vedere dove abiti, essa ci porta a scoprire che tu “vieni e vedi” fin dentro la nostra vita di votati alla morte, anzi fin dentro i nostri sepolcri per strapparcene fuori (cfr. Ez 37,12-14). Allora, Signore Gesù, quando ci vedi col volto irrigato dal pianto, perché il cuore è straziato e l’anima è ridotta a brandelli, vieni e vedi. Piangi pure con noi, ci fa bene vederlo, ma non cessare di chiederci – prima d’ogni miracolo o segno che puoi fare per noi – se “crediamo in te”! Domandaci, come a Marta e Maria, se crediamo che tu sei la resurrezione e la vita, non solo nel tempo ma per l’eternità. A che ci gioverebbe aver la salute se tanto prima o poi dobbiamo comunque morire? A che serve liberarci da qualsivoglia virus letale, se siamo erosi dentro dal morbo del male? Che vantaggio scamparci anche da quest’ora di prova, se non avremmo fatto della prova la strada per scoprire veramente cosa sia la vita? Vieni e vedi, Signore! A Lazzaro lo chiamasti fuori dalla tomba con la forza della tua Parola. A noi ci hai strappati dalla morte a prezzo del tuo sangue. Lui uscì per rientrarvi un giorno, noi per uscirne e vivere in eterno. Donaci di crederlo, vivendo; donaci di viverlo, sperando. Abbracciati alla tua croce come ancora di speranza, conficcata nella storia del mondo, saremo traghettati sulle sponde del Cielo, non esimendosi dal soffrire ma partecipandovi con l’offrire. Inabitati dal tuo Spirito fin da ora, morti al peccato, saremo risorti con te per sempre (cfr. Rm 8,8-11).

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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20° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!». Altri invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”?». E tra la gente nacque un dissenso riguardo a lui. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.

Parola del Signore

Signore, ancora oggi le tue parole, il tuo vangelo, non lascia indifferenti, interpella, provoca, scuote, interroga, suscita le domande.
Sei tu? Sei tu il profeta che svela il sento della storia? Sei tu il Cristo, colui che salva la nostra vita? Siamo liberi di scegliere la risposta, di credere o dubitare. Ma se ti togliamo di mezzo cosa ci resta?
Divisione, dissenso, frammentazione, inimicizia; ciascuno torniamo nelle nostre case, non in una separazione necessaria ma una condizione definitiva.
Senza di te cosa resta?
Tante isole destinate alla deriva e alla solitudine… Invece, Signore, con te pur separati dalle situazioni avverse siamo uniti e le nostre case diventano tanti cenacoli, come in quest’ora di prova e di dolore! Donaci di cercarti, di convocarti – anche in un presunto e delirante giudizio, derivante dalla nostra poca fede – cosicché possiamo capire, comprendere, imparare, dalla tua Parola e dalle tue opere chi tu sei e cosa vuoi fare di noi con te: umanità nuova, redenta nell’amore.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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Preghiera e Meditazioni

19° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. Quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto. Alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: «Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato». Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora.

Parola del Signore

È strano ascoltare, Signore, che pure tu hai evitato “luoghi” dove cercavo di catturarti e ucciderti. È strano, ma forse non troppo… Ci restituisce il volto umano di Dio, quello che non si compiace del dolore e della morte; quello che non la voleva per sé, come non la vuole per noi. Misterium iniquitatis quello della presenza del male nel mondo, mistero che era prima e pure dopo la tua venuta. Mistero tenebroso che tu hai assunto e fatto tuo. Lo hai assunto, bevuto fino all’ultima goccia sull’alto della croce, rendendocelo però con una luce nuova: quella della Pasqua. Comprendiamo allora perché, alla tua riluttanza di salire a Gerusalemme per la festa delle Capanne, è seguito l’assenzo del tuo andare coi tuoi “familiari”. Oggi siamo noi i tuoi fratelli, redenti dal tuo sangue e associati alla tua vita di Figlio di Dio. Oggi siamo noi a chiederti di salire con noi in questa “Gerusalemme” mondiale che non ha più confini o barriere perché accumunata dall’umana fragilità. Sali con noi e come nella festa delle Capanne la notte si popolava di miriadi di luci, così questa nostra notte del dolore e della prova si popoli delle luci della nostra fiducia e speranza. Entra non più nel Tempio ma nei nostri santuari attuali, nelle nostre case, nei nostri ospedali, nelle nostre chiese ora vuote…entra e chiedici se davvero ti conosciamo, se veramente crediamo che sei il Cristo, l’inviato del Padre che ha preso su di sé le nostre sofferenze perché dalle tue piaghe fossimo tutti guariti (cfr. Is 53,6). Aiutaci a chiederci se viviamo questa prova come il fuoco del crogiolo per la nostra esistenza, affinché ne esca vivificata e non umiliata (cfr. 1Pt 1,6-9). Donaci di perseverare con amore, certi che tutto si realizzerà anche per noi quando “l’ora sarà compiuta” e non solo accaduta. Tutto è provvidenza, tutto con te può diventare Grazia: aiutaci a non dubitarlo mai.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen