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Preghiera e Meditazioni

III domenica del tempo ordinario – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Marco
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
Parola del Signore.

Quante volte, Signore, sembra che la vita finisca in un vicolo cieco; che tutto quello per cui abbiamo speso tante energie, perda immediatamente l’importanza che gli avevamo attribuito; che il futuro – oggi lo sperimentiamo più che mai – sia quanto mai incerto e precario.
Ascoltando l’incipit del vangelo odierno – “dopo che Giovanni battista fu arrestato” – ci sembra vederti quanto mai vicino a noi, Signore Gesù!
Giovanni il tuo precursore nella vita, nella missione, e presto nella morte; Giovanni il profeta che ti ha indicato presente nel mondo, come l’Agnello di Dio che toglie il nostro peccato; Giovanni il “più grande tra i nati di donna”, come tu stesso lo definisti…lui veniva “arrestato”. E tu, Signore?
Tu ti mettevi “in moto”!
Chissà con quali sentimenti di dolore per quanto stava accadendo a lui; con quanto peso nell’animo tuo; con quanti pensieri circa lo stesso dischiudersi della tua strada, mentre la sua giungeva a compimento?
Eppure, da questa ora dell’imbrunire del suo tempo, cominciava a sorgere il tuo e, con te, il nostro: “il tempo è compiuto…convertitevi e credete nel vangelo”, iniziasti ad annunciare!
Aiuta anche noi, Signore Gesù, a trasformare ogni “imbrunire” dei giorni, nell’opportunità di dar vita ad un nuovo “giorno”, un nuovo inizio che dia senso e compimento al nostro tempo.
Allora sapremo vivere tutto con quel distacco che non è disinteresse, ma capacità di trascendere tutto nel cercare l’essenziale. Allora vivremo quanto ci dice oggi Paolo, sapendo proprio guardare al tempo che si compie: “quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente” (cfr. 1Cor 7,20-31).
E, certamente, in quell’essenziale non potrebbe che esserci la tua presenza che continua a chiamarci alla sequela; a fare ciò che già sappiamo fare, non più per noi stessi ma al tuo servizio – come fu per i primi discepoli, da pescatori e pescatori, ma di uomini -; a smettere di “rassettare” o rattoppare le nostre reti, spesso vuote, per tornare a prendere il largo verso altri lidi, assieme a te.
Donaci il coraggio dell’avventura, sperimentando le nuove opportunità che la vita ci offre, piuttosto che piangerci addosso per quanto sembrerebbe volerci negare.Donaci l’imprudenza degli innamorati che non aspettano di sapere come “andrà a finire” pur di buttarsi anima e corpo in quanto stanno vivendo qui e ora nell’amare.
Donaci pure la libertà dalle cose, dagli affetti, dalle certezze accumulate, per vivere l’intraprendenza che rende liberi di essere se stessi e non ciò che gli altri vorrebbero noi fossimo per loro. Liberi da tutto e tutti per essere, con te, uomini e donne a servizio amorevole di ciascuno.
Continua a passare, Signore Gesù, sulle rive dei nostri mari – simbolo di vita ma pure di precarietà, nel pericolo della morte che può incombere su noi – e chiamaci non una volta sola, ma mille e mille volte di più perché solo in te è la fonte e il compimento della nostra esistenza, la gioia di credere alla buona notizia che tutto può realizzarsi, con te, persino quanto credevamo ormai perso per sempre!

Amen

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II domenica del tempo ordinario – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Parola del Signore.

Quante volte, Signore, quando sentiamo parlare di “vocazione”, immediatamente l’associamo alla vita dei religiosi o dei consacrati. Abbiamo ristretto il campo a l’esser chiamati, “vocati”, per fare qualcosa…
Ma non è così e, con la Parola odierna, ce ne restituisci il significato profondo che è di tutti e per tutti.
Tu, Signore, chiami. E prima ancora che a “far qualcosa; prima ancora che a compiere una “missione” di qualsivoglia tipo, tu chiami ad “essere”!
Dal principio ci hai chiamato all’esistenza e, fin da Adamo, ci chiami per passeggiare insieme nel giardino, – spalla a spalla – alla brezza del giorno, come veri amici. Ma il peccato ha infranto questa capacità di ascoltarti, di guardarti senza timore, e abbiamo cominciato a nasconderci. Tu chiamavi e l’uomo, l’opera delle tue mani, scappava sentendo la tua voce ma, non ascoltando la tua parola, è diventato incapace di sostenere in tuo sguardo. In quanti anfratti ci nascondiamo per paura, pensando di nasconderci a te mentre ci nascondiamo a noi stessi.
Eppure tu, Signore amante della vita, non hai cessato di continuare a chiamare all’amicizia con te, ad esser tuoi amici. Così hai fatto con Abramo – padre della fede -, non più per passeggiare nel giardino perduto, ma per camminare assieme verso una terra promessa. Così hai chiamato Mosè non solo per liberare il tuo popolo ma per essere un liberatore anzitutto liberato lui stesso dal suo uomo vecchio – educato alla corte e coi parametri dei potenti -, diventando il difensore dei deboli assieme a te.
Così hai chiamato Samuele – come tutti i profeti dopo di lui – perché, ascoltandoti, potesse pendere dalle tue labbra a tal punto non solo da non lasciarle cadere a vuoto ma persino da esserne lui stesso voce. Così lo Spirito “si diffonde e penetra in ogni cosa e attraverso le età, entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profeti” (Sap 7, 22. 24. 27).
Tu chiami, Signore, e pur quando sembriamo ormai incapaci di ascolto, ecco farsi largo in noi quella muta voce che è la “nostalgia” di te. Quella che – come diceva sant’Agostino – ci rende inquieti finché “non riposiamo in te”.
Sarà per questa nostalgia che i due primi discepoli del vangelo di oggi, appena ascoltata la parola del Battista, si mettono alle tue calcagna per scoprire dove “dimori”. Quanta nostalgia dell’intimità con l’Amico perduto, con cui abitare il giardino della vita; con cui camminare verso la meta; con cui liberarsi da quanto ci rende schiavi a noi stesso; con cui gustare la bellezza di un “tempio” altrimenti vuoto se non ti si conosce; con cui passare “l’intera giornata”, che è l’esistenza stessa; con cui potersi guardare negli occhi, senza paura di condanna, perché è l’Agnello che toglie il peccato del mondo; con cui poter condividere la missione di coinvolgere altri in questa circolazione d’amore, come fece Andrea con Simon Pietro.
Quanta nostalgia, che si fa anelito, e che trova risposta in questo tuo “venite a vedere”.
Tu chiami, Signore Gesù, e ci fai entrare nella dimora che tu sei, le tuo essere tempio vivo della presenza di Dio fra noi. Ci fai entrare e, nell’osmosi che solo l’Amore realizza, ci rendi parte di te, simili a te, tempio dello Spirito (cfr. 1Cor 6,13-15.17-20).
Donaci, Signore Gesù, di ascoltare la tua voce, d’incrociare il tuo sguardo, di abitare in te perché tu possa abitare in noi e, trasformati in tempio dello Spirito, essere amici innamorati che sanno contagiare tutti coloro che poni sul nostro cammino assieme a te.

Amen

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Battesimo di Gesù – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Parola del Signore.

È proprio vero, Signore! Quanto tempo sprechiamo per comperare ciò che non sazia e non disseta la nostra fame di senso, il bisogno di significato, il desiderio d’appagamento e l’arsura di compiutezza.
Ci affanniamo, giorno dopo giorno, per cose di valore pressoché nullo, mentre potremmo averne d’immenso se sapessimo vivere nell’umiltà di cercare tutto in te. (cfr. Is 55,1-11).
Perché, ancora troppo, non ci occupiamo di trovarti dentro le trame della storia, sapendola leggere con gli occhi della fede? Perché ci preoccupiamo della vita invece che occuparcene col guardare a te, Signore, fonte della vita?
Sarebbe così bello poter “attingere con gioia alle sorgenti della salvezza” (cfr. salmo liturgia). Ma ancora una volta, e forse molte di più, “i nostri pensieri non sono i tuoi pensieri, le nostre vie non sono le tue vie” (cfr. Is 55,8). Se convertissimo a te il nostro cuore e le strade del nostro agire, allora tutto si compirebbe come acqua e neve che scendono dal Cielo e non vi ritornano senza aver compiuto la loro missione (cfr. Is 55,10-11). In fondo cos’è la vita dell’uomo se non un compiersi del progetto per cui siamo posti in questo mondo? Trovare gioia nel compierci, divenendo la gioia del Padre che ha pronunciato il nostro nome col chiamarci all’esistenza?
Eppure troppo spesso lo dimentichiamo illudendo noi stessi col compiacere noi stessi. Assai lontani da te, Signore Gesù, Figlio amato e compiacenza del Padre!
Donaci di conformarci sempre più a te, poiché – credendo in te – siamo stati noi pure generati nell’amore del Padre (cfr. 1Gv 5,1-9). Allora vedremo, assieme a te, i Cieli non più chiusi ma aperti sopra di noi; anzi “squarciati”. Infatti ciò che è squarciato non può più essere richiuso, come invece accade per quanto si apre. Allora vedremo che lo Spirito – che tu sei venuto a comunicarci – scende ininterrottamente su di noi affinché le nostre vie siano le medesime del Padre, annientandosi la distanza tra Cielo e terra (cfr. Is 55,9).
Allora sentiremo, non tanto il suono della voce ma per l’azione dello Spirito, che siamo “figli amati”. E, generati dallo Spirito, vorremo anche noi corrispondere all’Amore con l’amare, diventando il compiacimento del Padre assieme a te.
Immergici, Signore Gesù, nel “fiume” di grazia del nostro battesimo per ricominciare il cammino, di questo tempo difficile, con l’essere “interiormente rinnovati a tua immagine”.

Amen

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Preghiera e Meditazioni

Epifania 2021

Quando cala la notte, Signore,
concedici di non imprecare contro le tenebre,
ma dacci la grazia di levare il capo
e frugare nel buio alla ricerca di una stella
che orienti in nostro vagare:
non vi sarà più oscurità senza speranza!
Come i Santi Magi,donaci di vivere non da vagabondi nel tempo
ma come pellegrini,
imparando a camminare insieme verso la meta.
Dacci il coraggio di lasciarci guidare dalla luce della fede, sapendo perseverare,
anche nel dubbio e nell’incertezza, con la forza della tua Parola.
Concedici di poterTi trovare
in quella “casa” accogliente
di cui Maria è figura e modello: la Chiesa.
Donaci di offrirti non oro, incenso e mirra
ma quanto essi significano:
la nostra adesione alla regalità del tuo amarci,
la preghiera alla divinità del tuo esser amore,
la venerazione al tuo offrirti in sacrificio
perché la nostra vita, altrimenti votata alla morte,
si profumi di immortalità.
E infine, rendici pionieri di nuovi percorsi
per saperTi portare a tutti
provando sempre una “profondissima gioia” nel farlo!

Amen

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II domenica di Natale – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In principio era il Verbo,e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.In lui era la vitae la vita era la luce degli uomini;la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce,ma doveva dare testimonianza alla luce.Veniva nel mondo la luce vera,quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;eppure il mondo non lo ha riconosciuto.Venne fra i suoi,e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo,ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carnee venne ad abitare in mezzo a noi;e noi abbiamo contemplato la sua gloria,gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me,perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto:grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.Dio, nessuno lo ha mai visto:il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre,è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.

È troppo facile, Signore, avvicinarci al “presepe” e restare ammaliati dalla bellezza di una scena che parla di vita nascente, focolare familiare, tenerezza e calore…
Talmente facile che, persino chi non ha la grazia della fede, può sottrarsi al suo fascino.
Tutto molto, troppo, bello, diremmo quasi “magico”. Ma, poiché la magia non esiste e la vita è tutt’altro che una fiaba, si rischia di restare delusi, specie quando riporremo le statuine nei loro involucri fino al prossimo anno, archiviando le feste – specie come queste in tempo di pandemia – con sentimenti spesso contrastanti.
Ecco allora che, a salvarci da questa favola edulcorata, ci pensa il tuo evangelista Giovanni, spingendoci non davanti al presepe ma nelle profondità del mistero rappresentato. Si perché occorre chiederci, davanti alla greppia dove giaci bambino, chi sia veramente questo “bambino che ci è stato dato”. Occorre lasciarsi trascinare nella drammaticità e mistica dell’evento ascoltato.Bello vedere un bambino che nasce ma, oggi più che mai, non possiamo esimerci dal sapere che la vita porta con sé – oltre la gioia dell’esistere – la drammaticità dell’essere “votati alla morte”. Drammaticità ancor più grande se pensiamo che Dio – immortale ed eterno, per definizione ontologica – ha voluto assumere questa caducità della condizione umana. Cosa di più drammatico che tu, Verbo della Vita, hai voluto assumere l’umana natura segnata dalla fragilità, dal dolore e dalla morte? Nulla!
Certo occorre la fede, e non solo la vista, per leggere questa realtà invisibile dentro il visibile del presepe!
E perché mai lo avresti fatto? Per quell’amore che ti ha voluto far assumere in te tutto il creato e “risollevarlo dalla sua caduta”, dalla sua caducità…
Allora, accostandoci a quella mangiatoia, donaci la luce della fede, quella che “splende nelle tenebre”, nei tunnel delle nostre storie disastrate e disastrose, e che troppo spesso gli uomini continuano a non accogliere.
Donaci quest’invitta luce per passare dalla contemplazione, di un bimbo, al voler vivere come quel “Bimbo” da figli di Dio, partecipi del dono di vita eterna che sei venuto a condividerci.
Donaci di saperci lasciare rapire dalla grandezza del tuo Amore, per la forza del quale hai saputo fare un “passo” tanto grande, una “umiliazione” così abissale da Dio a Uomo, un dono inimmaginabile di vita che sconfigge la morte.
Solo così potremo vivere, nel tempo, dell’Eternità; nello spazio, di orizzonti infiniti in cui anche le avversità divengono opportunità; nel precario, l’Amor che tutto muove definitivamente verso lo scopo, il senso e il fine ultimo della vita stessa: tu, Signore Dio nostro!
Solo così la nostra vita sarà, come quella del Battista, testimonianza profetica, essendo voce che trasmette la tua Parola e lampada che diffonde la tua Luce.

Amen