Pregando la Parola
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Parola del Signore
Perché ti cerchiamo, Signore, pronti ad attraversare persino il mare delle nostre sicurezze tanto quanto delle inquietudini?
Magari potessimo farlo perché in te abbiamo trovato il cibo che resta per la vita eterna!
Troppo spesso, infatti, ciò che ci muove sono i desideri di appagamento, d’una sicurezza più certa delle nostre assai precarie, del saziarci del necessario piuttosto che anelarti per l’essenziale, che tu solo ci puoi dare.
Quanto affanno e quanta poca comprensione abbiamo di quel che ci offri. Così, come l’antico Israele, mormoriamo facilmente nel rimpiangere ciò che abbiamo lasciato alle spalle, per seguirti, piuttosto che godere nel contemplare quanto ci offri innanzi. Torniamo persino a rimpiangere – come ci ricorda san Paolo – l’uomo vecchio, di cui ci dovremmo esser spogliarti per rivestirci di te. E perché lo facciamo?
Perché la strada dell’esodo va dal “già”, d’un popolo liberato, al “non ancora” esser veramente libero. Per esserlo Israele doveva uscire da sé – oltre che dall’Egitto – per camminare verso di te, con le proprie gambe. Come per l’uomo vecchio: tu ci offri di poter vestire il nuovo che tu sei, Signore Gesù, ma per farlo esigi la nostra volontà.
Ci hai creati e salvati per tuo dono, ma non siamo salvi senza la nostra corresponsabilità.
Donaci, allora, uno sguardo lungimirante che non si volga mai indietro – né per i doni né per le prove vissute ieri – ma sia sempre rivolto a quanto prepari domani, sicuri che ad ogni giorno provvederai il necessario.
Sapremo comprendere i segni secondo il disegno del Padre, senza cercare di piegare i segni ai nostri progetti fallaci.
Per questo non cessare di darci una volontà risoluta nel perseverare verso quanto prometti, senza appagarsi di quanto elargisci.
Accendi in noi quella fame che tu solo puoi appagare, liberandoci da quanto non sazia e non disseta la vita. E poiché tu solo sei la vita che resta, dacci sempre d’esser nutriti di te: Amore senza tramonto, che tutto tramuta!
Amen