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Preghiera e Meditazioni

XIV domenica del tempo ordinario – anno A

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è dIn quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore

Quanto attuale questo tuo invito, Signore, in questo tempo della nostra storia. Quante cose ci gravano, quante ci affliggono, quante opprimono il cuore rendendo impervio sognare il futuro e limitante costruire il presente. Siamo stanchi, Signore, e pure oppressi. Della stanchezza forse siamo pur responsabili noi avendo dato priorità a tante cose urgenti, di cui assai poche sono essenziali. Ci siamo caricati di fardelli inutili e di carichi disumani, probabilmente continuando a vivere secondo la carne e non dello Spirito (cfr. Rm 8,9). E quante volte, per orgoglio e avidità, abbiamo gettato sugli altri questi fardelli o pesi, che “noi non vorremmo toccare neppure con un dito”. Abbiamo fatto battaglie che c’hanno spossato ed esautorato della gioia dell’esultanza. Siamo scivolati in una stanchezza più esistenziale che fisica. Così abbiamo reso la vita gravata, invece che grata. Ma se la stanchezza è opera nostra, l’oppressione è da noi subita. Ci opprimono le circostanze, le situazioni avverse, le paure, il dolore, l’incertezza, le aspettative altrui tanto quanto le nostre! Stanchi dentro, oppressi all’intorno… Oggi più che mai ci sentiamo così, ma c’è un pericolo: cercare altrove ristoro e consolazione. Non venire a te. E perché? Perché venire a te ci mette dentro un dinamismo attivo, nel quale per trovare ristoro occorre imparare da te a vivere con altre coordinate, altri carichi, altri gioghi. Imparare la via dell’umiltà e della mitezza che rendono la vita più autentica, meno artefatta di cose che ci rendono schiavi delle nostre stesse ambizioni o desideri. Siamo diventati prigionieri dei nostro stessi sistemi di vita mentre la libertà, che tu ci offri, è quella dei “piccoli” e dei semplici, cui riveli i misteri del Padre tuo. Donaci, Signore Gesù, d’imparare da te cosicché la qualità del nostro vivere sia la “gratitudine”, che apre alla lode per il tanto ricevuto piuttosto che continuare a recriminare per il poco che può mancarci. Donaci la consapevolezza che solo venendo a te possiamo trovare il ristoro vero, quello dello Spirito che ci fa scegliere di vivere per quelle opere che fruttificano per la vita eterna. Grazie, o Maestro, perché, qualunque sia la ragione del nostro stato, non ricusi d’accoglierci e darci una nuova possibilità poiché “tu sostieni quelli che vacillano e rialzi chiunque è caduto” (cfr. Salmo 114).

Amen

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Preghiera e Meditazioni

41° giorno di “digiuno” – Sabato nell’Ottava di Pasqua

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero. Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Parola del Signore

Un’intera settimana, Signore, vissuta alla luce della tua resurrezione, come fosse un solo giorno, ed il vangelo di oggi ci consegna quasi un riassunto “sintetico” dei fatti. Eppure, su tutto, emerge con prepotenza il dato dell’incredulità! “Stolti e tardi di cuore” questi tuoi discepoli, ora come allora… Non basta sentir dire, non è sufficiente conoscere per credere, occorre fare esperienza di te vivente. Anche nel raccontare altrui è necessario incontrarti come reale. La testimonianza dovrebbe far apparire, oltre il testimone, il Testimoniato! Ma pure in questo è necessario che, chi ascolta la testimonianza, sia disposto ad accoglierla, togliendo le barriere della paura e dell’incertezza – proprio come noi adesso -. Rimproveraci pure, Signore risorto, per le nostre incredulità ma non cessare di palesarti anche in esse. Palesati mentre siamo a “tavola” anche noi, o meglio fa che le nostre celebrazioni eucaristiche siano veramente il “luogo” in cui ti manifesti, in cui possiamo riconoscerti nella parola e nel pane spezzato. A tavola cadano le nostre paure, le nostre incertezze, e diventiamo, a nostra volta, testimoni di te. Testimoni che annunciano la vita che sconfigge la morte “ad ogni creatura”. Quanto importante è comprenderlo, non trascurando che questo vangelo, questa buona notizia, non è solo per tutti gli uomini ma per tutto il creato. La tua resurrezione è un annunzio per ogni creatura, non solo per il genere umano! Perdonaci se troppo spesso lo abbiamo trascurato, continuando a violentare e crocefiggere l’opera della creazione che tu sei venuto a redimere tutta…non solo la nostra parte. Donaci la grazia di risollevare, assieme a te, il creato. Lo vediamo bene in questo tempo nel quale la natura ci fa scoprire, con forza travolgente, che siamo “parte di un tutto” chiamato all’armonia. Per troppo tempo, il delirio d’onnipotenza umano ci ha fatto comportare da padroni sul mondo piuttosto che esercitare la “signoria”, su di esso, a tua immagine: come servizio. Ci siamo serviti del creato fino a sfruttarlo, umiliarlo, mortificarlo. Ora, Signore risorto, dacci la grazia di vivificarlo con te, per te ed in te! Saremo veramente annunciatori di questa buona novella ad “ogni creatura”; lo saremo più che con le parole, non da tutti intellegibili, con l’operato delle nostre azioni.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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Venerdì di Passione 2020

Una chiesa, fatta di mattoni, vuota…ma pienissima nel suo esser fatta di persone, ciascuna con la sua storia. Uniti abbiamo celebrato la morte del Signore con la speranza di partecipare della Sua resurrezione.