XXXI domenica del tempo ordinario – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici». Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Parola del Signore.

Arriva un momento nel quale le parole risultano superflue, poiché ormai si è veduto – come Bartimeo – la strada da percorrere e, percorrendola, si tocca con mano l’eloquente testimonianza della vita, assai più credibile di qual si voglia parola.
È successo anche a te, Signore Gesù, mentre percorrevi “l’ultimo miglio” verso il compimento del tuo viaggio terreno. Avevi detto tutto col tuo insegnamento, sebbene poco compreso pure dai discepoli che ti eri scelto tu stesso – figuriamoci dagli altri -; avevi operato segni e prodigi perché tutti potessero “vedere”, eppure solo il cieco di Gerico aveva visto davvero come seguirti e non solo venirti dietro; avevi persino provato l’amarezza di vedere il bene compiuto additato come male, l’agire di grazia come “azione del maligno”. Ora – secondo la narrazione di Marco – poco prima di giungere a Gerusalemme, lo scriba ti pone l’ultima domanda dopo la quale “nessuno avrà più il coraggio d’interrogarti” (12,34). La domanda delle domande: ma alla fine dei conti qual’é il primo e il più grande dei comandamenti? Quello che, osservandolo, potremo dire d’avere la certezza di essere nell’alleanza con Dio? (12,28). Quello per il quale sembra acquisire senso e ragione ogni cosa.
E tu non sembri inventare nulla di nuovo, riproponendo lo shemá Israel: “Ascolta Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima , con tutta la mente e con tutta la tua forza” (12,29). Riproponi, Signore, l’amore che pervade tutto il tuo insegnamento, trasuda dalla tua missione, si svela in ogni tua azione…L’amore che, purtroppo, oggi inflaziona le nostre omelie, riempie la bocca del programma televisivo di turno, giustifica persino il più efferato delitto – con l’alibi che forse era un eccesso d’amore -, sostiene chi pensa di uccidere gli altri pur di far prevalere la propria opinabile verità, edulcora i nostri vuoti di senso. L’amore di cui tutti parlano, di cui persino noi predichiamo, ma forse un pò tutti assai poco pratichiamo.
Sì, perché dell’amore non si dovrebbe parlare ma solo “ascoltare”.
Sì, perché non dobbiamo cercare l’amore, ma riconoscerlo.
Sì, perché se è vero che Dio è amore, non dovremmo voler Dio in noi ma essere noi in Dio. Riconoscere che esistiamo perché siamo immersi nella Trinità, non viceversa…
L’amore che ci richiama alla ragione ultima del perché amare! L’amore per il quale nessuno può dirsi “nato imparato”…L’amore s’impara, ascoltando.
Ascoltare: cosa?
Che il Signore è il nostro Dio, l’unico!
Ascoltare: perché?
Perché senza di Lui non è possibile essere nell’amore, quello vero, e poter amare.
Donaci, o Maestro, di saperti ascoltare per saper vedere e, vedendo, volerti seguire. Perseverando, anche quando tutto sembra franare, quando operare il bene ci procura – come per te – gli assalti del male, quando l’amare il prossimo significa sentirsi gravati dalla responsabilità dell’accoglierlo per quello che è. Donaci di perseverare affermando che il nostro “Dio è l’unico Signore della nostra vita”. Allora il nostro cuore batterà per Dio solo; l’anima nostra vibrerà dell’alito dello Spirito; la nostra mente sarà in grado di comprendere il mondo, noi stessi e gli altri, con l’intelligenza della Grazia, cosicché la forza – che ne scaturirà – sia tua e non nostra.
Allora, ascoltando l’Amato, vivremo l’amore che ci porterà non solo “non lontano” ma fin dentro il “regno di Dio”. Quello del nuovo precetto: amarci l’un l’altro come ci hai amati tu”.
Allora, quando l’amare prenderà il colore del legno e la forma della croce, sarà veramente se stesso e noi, assieme con lui, in te, Signore Dio nostro!

Amen