XXVII domenica del tempo ordinario – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
Parola del Signore.

Che cosa voglia dire sentire il tuo sguardo fisso su di noi, pieno di amore, non potremo mai saperlo, Signore, se non nella visione beatifica, quando potremo finalmente perderci nel tuo abbraccio. Invece quel tale, quel giovane ricco – com’è passato nella tradizione evangelica -, ne fece esperienza e, ciò nonostante, se ne andò col volto scuro. Come doveva essersi illuminato il tuo volto, o Maestro, al sentire quanto slancio, fin dalla giovinezza, aveva profuso nel cercare di entrare in possesso della vita eterna; un volto raggiante d’amore che, però, s’infranse contro un volto scuro! Perché la luce del tuo amore non irruppe in quel volto, non fece breccia nel suo cuore? Quale barriera si frapponeva tanto da non saperne godere? Era fissato dal tuo sguardo d’amore, ma il suo sguardo era fisso altrove. Sì, il vangelo ci dice che “possedeva molto beni”; ma cosa significa?
Probabilmente non solo che le ricchezze si frapponevano tra te e lui ma, soprattutto, la sicurezza in se stesso che ne derivava. Probabilmente anche l’osservare i comandamenti fin da piccolo non era in ragione del voler amare Dio ma dell’amare se stesso a tal punto da non doversi rimproverare nulla e, tanto più, non doversi sentire rimproverare neppure da Dio stesso nell’atto di precludergli l’eternità beata. Allora il tuo monito al riguardo di quanto difficilmente chi possieda ricchezze possa entrare nel regno di Dio, potremmo meglio comprenderlo se lo consideriamo come quanto difficilmente chi confida in se stesso, nelle sue sicurezze – materiali o spirituali che siano – potrà entrarvi.
Entrare nel regno e possedere fin da ora quella vita che dura per l’eternità, non è possibile se non per chi confida in Dio solo perché solo Lui realizza quanto impossibile presso gli uomini. Sapersi svuotare di tutto ciò che ci appesantisce; liberarci di tutto ciò che riteniamo di possedere e che, invece, possiede noi, rendendoci schiavi.
Davvero appare difficile, Signore Gesù, anzi impossibile!
Per questo abbiamo bisogno – come i discepoli di allora – che adesso tu guardi in faccia pure noi. Che ci rinnovi l’invito a guardare e confidare in Dio solo, non nelle nostre possibilità, capacità o sicurezze acquisite.
Donaci pertanto, o Signore, quello Spirito di sapienza (Sap 7,7-11) che ci consenta di saperci “guardati dal tuo amore”, anche se i nostri occhi non possono incrociare i tuoi. Donaci questa consapevolezza che permette di seguirti confidando nell’amor tuo, non nel nostro. Donaci di lasciarci raggiungere il cuore dal calore della tua predilezione, non frapponendovi nulla, e poter così essere raggianti nell’animo e nel viso. E se, con l’impudenza di Pietro, ci verrà di chiederti anche noi che cosa ne avremo in cambio dal seguirti, aprici gli occhi per vedere e godere del centuplo, che fin da ora ci hai dato, e corroborarci l’animo per avere la forza di affrontare pure quanto la sequela comporta, nella certezza della vita che non tramonta nel tempo che verrà.

Amen