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Preghiera e Meditazioni

XXVII domenica del tempo ordinario – anno A

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Parola del Signore.

Davvero, Signore, vi è una drammaticità nella storia, un susseguirsi di eventi imprevisti e inattesi che soverchiano l’ordine delle cose. Da essa spesso si genera in noi, fragili creature, un senso di angustia per il quale è difficile restare sereni…
Eppure non vi è nulla di più drammatico dell’amore non corrisposto; del vedere elusi tutti gli sforzi posti in atto per generarlo e coltivarlo nel cuore altrui, ancor più che nel nostro.
Cosa dovrebbe fare un amante, innamorato, nel vedere l’amore non amato?
Come non sentire l’afflato del tuo stesso amarci, non corrisposto, che trasuda dalle parole d’Isaia (5,1-7)?
Cosa dovevi fare che non hai fatto? Cosa dovresti fare che non fai? Cosa vorremmo facessi che sei disposto a fare?
Eppure, nonostante tutto, invece che produrre uva buona e succulenta, troppo spesso produciamo uva selvatica, acini acerbi, immangiabili e inservibili a nessuno.
Perché, Signore? Forse perché, invece che restar consapevoli di essere “affittuari” della vigna, ci sentiamo “padroni” e spadroneggiamo su quanto ci è affidato pur senza che ci appartenga: il creato, le relazioni, la vita, la fede, il regno…la Chiesa!
Tutto è per noi ma nulla è nostro. Tutto è tuo! Così, quando lo dimentichiamo, cominciamo a corromperci e inacerbire il cuore, cosicché “uccida” e umili la vita nostra e altrui.
Perdonaci, Signore, perché scordiamo di essere operai della vigna, a servizio della vita, affinché produca grappoli d’Amore.
Spadroneggiamo, umiliamo, uccidiamo; cosa vi è di più acerbo e riluttante?
Donaci di non eludere mai la nostra vocazione cosicché non capiti di venir esautorati di quanto ci affidi, vedendolo consegnato ad altri. Donaci di comprendere che pure le avversità della storia – come veder abbattute le nostre certezze, dietro cui ci siamo trincerati e nascosti – sono occasioni di grazia per una rinnovata vendemmia di “giustizia e rettitudine”.
Donaci di non angustiarci neppure dei fallimenti ma di accoglierli come opportunità per farci presenti a te e, con animo grato, rivolgerti le nostre “preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Fil 4,6-9).
Seppur acini acerbi potremo diventare uva succulenta, imparando a ricercare “quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode”. Avremo in eredità molto più della vigna stessa, avremo conseguito il Regno.

Amen