XXVII domenica del Tempo Ordinario – anno C

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore.

“Signore aumenta la nostra fede”!
Che slancio entusiasta dovettero avere nell’animo i tuoi discepoli per dirti così; quale anelito di accrescere la sequela che li portava in cammino con te verso Gerusalemme.
Pare vederli protendersi verso di te, quasi a cercare il tuo consenso, proprio come fanno talora i bambini nel voler attirare il compiacimento di un adulto con buoni propositi…
Sembra poterli vedere e – con la conoscenza della tua risposta, contenuta nel vangelo odierno – ci viene da sorridere nel pensarli dei poveri illusi!
Ma coloro a cui parli, ora, siamo noi, tuoi discepoli odierni, così spesso presuntuosi nel ritenere d’aver fede…certo da “aumentare”, ma sicuramente di averne.
Allora la tua risposta non ci fa poi tanto sorridere, anzi ci graffia, ci ferisce o meglio ci “taglia” come solo la spada a due tagli, che è la tua Parola, sa fare per la nostra salute interiore ed il frutto esteriore d’una vita autentica e coerente.
“Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: ‘Sràdicati e vai a piantarti nel mare’, ed esso vi obbedirebbe”.
Se aveste fede, ci dici, Signore.
Forse non ne abbiamo? Eppure credevamo solo di non averne “abbastanza”. Che delusione. Perché sembri volerci mortificare? Perché frustrate i nostri voli pindarici?
Eppure credo, o Maestro, che il tuo intento sia, oggi come allora, ben altro. Così, ponendoci nell’atteggiamento umile del servo senza pretese che sa di dover compiere semplicemente il proprio dovere, possiamo comprendere che non siamo noi che tu vuoi umiliare ma la nostra presunzione. Quella presunzione che, troppo spesso, ci porta a dare per ovvio o scontato che abbiamo come “nostro” ciò che ci viene concesso, ci è affidato e che sempre, oltre che impetrato, va custodito e ravvivato per quello che è: dono di Dio! (2Tm1,6)
Concedici, Signore, questo slancio vivificante, liberandoci dalla presunzione mortificante che ci fa credere di poter pretendere piuttosto che ringraziare.
Concedici la fedeltà del saper fare quanto dovevamo fare e l’umiltà, nel compierlo, che genera gratitudine piuttosto che pretese impudenti.
Allora il nostro grido sarà per domandare aiuto contro la violenza del mondo e l’iniquità che l’opprime i deboli, invece di chiedere alcunché per noi stessi. (Ab 1,2-3)
Allora lasceremo agire il tuo Spirito in noi; quello capace di darci “forza” per chiedere l’impossibile – come traslare un gelso in mare -; d’infonderci “carità” nel servire, con la gratuità che nulla pretende; e darci “prudenza” nel desumere di avere quanto, invece, possiamo solo ricevere.
Allora non ci vergogneremo di riconoscere che non abbiamo fede, se non per tuo dono, e così parlare di te, testimoniare te e non noi…senza vergogna per le nostre povertà, poiché sono il luogo in cui manifesti la tua forza; non ci vergogneremo delle nostre catene – sebbene non siano per il vangelo, troppo spesso – perché saranno opportunità di manifestare la libertà che tu ci concedi.
Allora, a differenza di tutti gli uomini, non soffriremo solo per noi stessi, per le situazioni della vita, felice o avversa, ma sapremo “soffrire per il vangelo”, soffrire per te o, come direbbe il poverello d’Assisi, soffrire “per amor dell’Amor tuo” che soffristi per Amor dell’amor nostro!

Amen