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Preghiera e Meditazioni

XXV domenica del tempo ordinario – anno A

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Parola del Signore.

“Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino”, ci esorti per bocca di Isaia (55,6-9). Eppure, con grande stupore, oggi ci riveli che, in realtà, sei tu stesso a venirci a cercare, a chiamare, per dare un senso alla nostra “giornata”, prima che tramonti il tempo senza che nessuno ci abbia preso a lavorare per sé.
Eppure, alla meraviglia per la tua intraprendenza, subentra spesso l’incapacità nostra di accettare che “i tuoi pensieri non siano i nostri pensieri e le tue vie non siano le nostre vie”; non siamo disposti a comprendere la distanza del cielo che sovrasta la terra, a tal punto, che vorremo abbassare le logiche sconfinate proprie del Cielo a quelle limitate e confinanti della terra. Vorremmo contenere il Cielo, invece che librarci in esso…
“Che pensieri iniqui” sono questi, Signore!
E l’iniquità cresce se, oltre questo modo di ragionare – sragionando -, ci lasciamo sopraffare dalla gelosia e dall’invidia piuttosto che dalla gratitudine. Siamo così spesso attenti a guardare gli altri piuttosto che a noi stessi, pronti a misurare e paragonare quello che non abbiamo piuttosto che godere di quanto ci è dato, che finiamo col vivere nel risentimento scontento piuttosto che nella gratitudine riconoscente.
Quale gratitudine?
Di essere stati cercati e, nostro malgrado, chiamati. Non importa a che ora del “giorno”, anzi, quanto prima siamo stati scovati, tanto più siamo stati sottratti dall’inedia del vivere senza senso, senza scopo, senza un fine degno d’essere vissuto.
Certo lavorare è faticoso, sopportare lungamente il peso degli eventi, cercando di ricondurli a buon fine, è impresa talora logorante per le nostre esigue forze, ma cosa ne sarebbe, la vita, senza? Salvaci dunque dall’insoddisfazione, dalla mormorazione e dal giudizio.
Rendici la gioia di essere tuoi “amici” – visto che così ci chiami – e non solo meri operai.
Ma soprattutto, perdonaci, Signore!
Perdonaci e concedici la compassione per tutti coloro che ancora sostano ai “crocicchi” della vita e della storia. Infiammaci della tua compassione perché, chiamati, possiamo chiamare, a nostra volta, testimoniando la gioia di poter lavorare per te e per il Regno; felici di poter dire – come Paolo – “per me vivere è Cristo”, sicché abbiamo a “comportarci in maniera degna del vangelo” (Fil 1,20-24.27).
Apri il nostro cuore, Signore, e non solo accoglieremo le tue parole (cfr. At 16,14) ma diverremo parola che accoglie tutti e ciascuno.

Amen