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Preghiera e Meditazioni

XXIII domenica del tempo ordinario – anno A

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore.

Perché mai, Signore, dovremmo interessarci della sorte degli altri? Facciamo già tanta fatica ad occuparci ognuno della nostra, finanche a preoccuparcene senza motivo a volte, che non abbiamo tempo né voglia… Perché dovremmo sentire la responsabilità per la sorte altrui, specie dei malvagi che, tanto spesso, ci fanno soffrire? Non sarebbe meglio godere del fatto che, prima o poi, la pagheranno per le loro angherie e nefandezze? Perché dovremmo vigilare come “sentinelle” sulla condotta altrui, quando pure la nostra ci sfugge di controllo; perché dovremmo rendere conto del loro non ravvedimento, dopo che magari abbiamo portato il carico del loro male? Sembrerebbe che oltre al danno ci deve toccare pure la beffa! Sei proprio un Dio strano…Ma questo è vero se dimentichiamo la premessa al tuo dire, al tuo insegnamento. Quale? Che “siamo fratelli”! Ineluttabile e incancellabile realtà che ci lega gli uni agli altri, come in una famiglia. E proprio come in una famiglia non si può prescindere dal legame fraterno, nel bene e nel male. Proprio come nelle nostre mura domestiche, quando un fratello ci crea problemi, non possiamo ignorarlo pena pagarne le conseguenze. Qualcuno potrebbe decidere di far finta che non esista, vivendolo come se fosse un rinnegato. Ma non rinnegherebbe se stesso, lasciandolo in balia del suo agir male? Infatti siamo fatti a tua immagine, Signore, e non possiamo non amare perché solo “chi ama l’altro ha adempiuto la Legge” (cfr. Rm 13,8-10). Dove per Legge non s’intendono solo i comandamenti ma la Torah stessa, in cui s’afferma il nostro esser creati a tua immagine e somiglianza. E poiché tu sei Amore, solo amando saremo veramente compiuti. Non si può vivere facendo finta di nulla; non basta leccarsi, rassegnati, le ferite inferteci dal male; bisogna cercare di “guadagnare il fratello” ad ogni costo! Se non riusciamo da soli possiamo farci aiutare dagli altri, nella misura in cui siano tessitori di comunione e mai delatori di divisione. E seppure non ci riuscissimo, possiamo finalmente desistere? Sarà mai possibile all’amore arrestarsi davanti al rifiuto? Oggi c’insegni che dobbiamo trattare quel fratello – irriducibile nella propria condotta malevola – come un “pagano e un pubblicano”…ovvero come un “estraneo” da riconquistare al calore familiare. Ma che fatica; che impresa “titanica” o meglio “divina”. Per questo ci ricordi che la nostra forza sta nella preghiera, nell’accordarci per “domandare assieme”, certi della tua presenza fra noi quando siamo uniti nel tuo nome, nella carità. Donaci di non dubitare mai dell’essere esauditi dal Padre ogniqualvolta siamo pienamente “d’accordo” nell’amore. Donaci di ricordare sempre che tutto quello che legheremo o scioglieremo quaggiù, in terra, lo sarà pure lassù, in Cielo; in altre parole, che ogni nostra azione compiuta nel tempo ha un risvolto e un peso per l’Eternità. Avremo ritrovato o guadagnato un fratello, realizzando noi stessi “senza alcun debito con alcuno tranne che nella carità”.

Amen