XXIII domenica del Tempo Ordinario – anno C

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore.

Ci disorienti sempre, Signore Gesù!
Sarà perché con tanta fatica ci “immaginiamo le cose della terra”, figuriamoci investigare le vie del Cielo (Sap 9,16). Se non fossi tu ad illuminare la nostra mente, o Sapienza eterna, con la grazia del tuo Spirito, come potremmo essere istruiti in ciò che è gradito al Padre?
Infatti – mentre ti dirigi verso Gerusalemme per realizzare la salvezza col dono di te – ti accorgi che “una folla numerosa viene con te”, Gesù, e cosa fai?
Ti bei della tua popolarità? Godi della tua fama; esulti per il successo e l’ascendente che hai sulle folle? No; questo lo faremmo noi che, troppo spesso, ricerchiamo il successo e l’affermazione umana del consenso. Tu che desideri il nostro bene e la nostra realizzazione – anche a costo di risultare impopolare -, ti volti e sembri volerci “quasi scoraggiare”, dettando le condizioni del discepolato.
Quali?
Radicalità, essenzialità, sequela, discernimento, sobrietà!
Chi non persegue questi obiettivi “non può essere tuo discepolo”. Il che non equivale ad emettere un giudizio morale o di merito verso chi non lo fa, ma semplicemente a riconoscere che “non può essere” tuo.
In questa appartenenza si gioca quanto esprimi nell’esigenza della radicalità di non anteporre alcun affetto o amore a quello per te. Troppi affetti ci posseggono e ci distolgono dall’esser pienamente tuoi. Siamo un po’ di tutti ma, non essendo totalmente tuoi, finiamo per non essere di nessuno, neppure di noi stessi!
Allora amarti sopra ogni cosa e prima di ogni altro, non è per contrapporci agli altri – quasi non dovessimo amarli – ma per essergli restituiti in modo diverso: quello dell’amarci nell’amor tuo.
Questa è la radicalità dell’amore che esigi da chi vuol essere tuo discepolo.
È come ci ricorda Paolo, scrivendo a Filemone a proposito del suo schiavo Onesimo, ora da accogliere come un fratello nel Signore, essendo anch’esso entrato in queste relazioni nuove con il venir “generato alla fede” dallo stesso apostolo in catene.
Seconda condizione è l’essenzialità, quello di chi sa “prendere ogni giorno il suo carico” per venirti dietro. Un’essenzialità che eleva al Cielo e abbraccia tutti, avendo le coordinate della croce. Nella croce, inoltre, si realizza lo sfrondare la vita del superfluo, portando il peso dell’essenziale.
Terza conditio sine qua non è la sequela. Ah, ma se uno ti viene dietro, diremmo noi, è certamente nella sequela; invece non è così! Quante volte ti “veniamo dietro” pur non seguendoti. Ti veniamo semplicemente “appresso”, infatti, tutte le volte che cerchiamo noi stessi, i nostri desideri, le nostre aspettative, i nostri interessi o tornaconti, non “seguendo” i tuoi passi, le tue indicazioni, il tuo vangelo.
Sembriamo nella sequela ma non lo siamo; sembriamo discepoli ma, nel migliore dei casi, siamo solo seguaci o adepti, pronti a cambiar rotta col primo vento contrario.
Quarta condizione è il discernimento. La capacità di soffermarsi a valutare, “calcolare”, soppesare le forze, prima di intraprendere la via del discepolato, non essendo pressappochisti o sprovveduti, pena il condannarsi al vituperio e alla disfatta.
Quante volte, invece Signore, prendiamo la vita cristiana con superficialità, coniugando tutto e il contrario di tutto, con quell’abilità che ci è propria e si chiama compromesso. Perdonaci perché nel non prendere seriamente le nostre potenzialità e capacità o meno, finiamo con lo screditare anche te che dovremmo testimoniare.
Perdonaci perché non discernendo l’orizzonte ultimo del nostro agire, che siamo chiamati a realizzare, ci condanniamo ad una vita incompiuta ed una disfatta certa.
Quinto e ultimo presupposto è la sobrietà; quella di “rinunziare a tutti i nostri averi” per essere tuoi discepoli, Signore Gesù.
Una rinunzia a ciò che abbiamo in favore ciò che possiamo essere insieme a te, seguendo te da veri discepoli.
Questa la sobrietà che ci chiedi non attaccando il cuore al possesso delle cose ma lasciando che il cuore possa essere inabitato da tutte le cose in te!
Donaci allora, o Sapienza eterna, il tuo Spirito perché possiamo essere veramente tuoi discepoli nella libertà che tutto conquista, essendo stati conquistati dall’Amore!

Amen