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Preghiera e Meditazioni

XXI domenica del tempo ordinario – anno A

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Parola del Signore.

Esiste sempre, Signore, una terra di confine come la regione di Cesarea di Filippo. Esiste accanto e intorno a noi. Esiste assai più dentro noi. Quella zona incerta di “confine” tra appartenenza a un posto, a un luogo, a della gente, ad una identità, e qualunquismo generico che non sa di nulla per cui puoi essere “di tutti e di nessuno”, neppure di te stesso. È lì, in quella trama remota e recondita dove tutto può andar bene, dove tutto è conciliabile, dove tutto può persino convivere – sebbene opposto – con la logica del compromesso, che tu, o Maestro, continui a chiederci: “Chi sono io per te?” È vero, la prendi alla larga, perché ben conosci il nostro cuore e comprendi che non saprebbe reggere un interrogativo così esplicito, diretto. Per questo ci domandi della “gente”, di cosa pensi, di cosa dica, di te, della fede…A te, però, non interessano i sondaggi, le statistiche, l’audience, il populismo che facilmente fa proseliti. Lo fai perché solo guardandoci intorno possiamo poi guardarci dentro. Comprendersi, comprendendo la realtà. Comprendersi, comprendendo chi tu sei veramente per ognuno di noi. Certamente la professione di fede di Pietro, a noi che “crediamo” già in te, può risultare ovvia, quasi scontata. Ma occorre entrare nella profondità di questa terra di confine per capire se ciò che “crediamo” dà forma alla nostra esistenza. Troppo spesso, infatti, confondiamo credere e sapere. La fede non è informazione, nozione, e neppure contenuto teologico appena. La fede è relazione. Allora, come in tutte le relazioni – e tanto più in quella con te -, la domanda su chi sia l’altro per noi va declinata con la consapevolezza di cosa egli apporti alla nostra vita. Allora dovremmo chiederci: “Cosa sarebbe cambiato, in concreto, se non ti avessimo incontrato? Cosa cambierebbe se non credessimo che tu sei il Figlio di Dio?” Simone il pescatore, il figlio di Giona, fu “stravolto” dall’averti incontrato, dall’aver creduto, al punto non solo di diventare Pietro ma addirittura dal divenire paradigma e fondamento di quella fede incrollabile che può resistere persino agli attacchi del maligno. E ciascuno di noi? Se un giorno – per paradosso – avessimo la prova che tutto è falso, che la nostra fede è solo “oppio dei popoli” – come qualcuno ha detto – e che la nostra speranza è vana, cambierebbe qualcosa oppure no? A parte la forma religiosa della nostra appartenenza, cosa muterebbe del nostro quotidiano? In questi tempi così difficili, purtroppo Signore, dobbiamo riconoscere che abbiamo più facilmente rinunciato a te che non a tante altre cose e consolidate abitudini. Anche in questo tempo di confine che rende ancor più incerta la nostra terra interiore, scuotici col chiederci “chi sei” per ognuno di noi. Facci fermare a comprendere come la nostra vita sia o meno legata imprescindibilmente alla tua. Non per te, ma per noi! Perché la fede sia veramente relazione con te, sia sostanza della nostra esistenza, sia speranza che non delude e roccia che non frana sotto alcun colpo avverso. Donaci, nelle trame più recondite della nostra anima, di lasciarci illuminare “dall’alto” per comprendere, lasciandoci comprendere da te. Scoprire chi siamo, conoscendo e vivendo secondo quello che tu sei per noi. Concedici d’incarnarlo a tal punto che non sia necessario dirlo a nessuno perché sarà lapalissiano capirlo, vedendo la testimonianza del nostro vivere.

Amen