XV domenica del tempo ordinario – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Parola del Signore.

Come non sentirsi trafitti da questa preghiera che la liturgia mette sulle nostre labbra, o Signore, in questa domenica: “O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme”.
Sí, trafiggere per due moti che scuotono l’anima in direzioni contrapposte.
La prima, volta “agli erranti”: chi sono?
Facile puntare il dito guardando agli altri ma, proseguendo nella preghiera, comprendiamo che potremmo esserlo noi pure ogni qualvolta ci allontaniamo dal vangelo “non respingendo quanto gli è difforme”.
Il secondo moto nasce dal tuo “mostrare agli erranti la luce della tua verità perché possano tornare”. Come mostri a noi questa verità quando andiamo errando lontani dal vangelo? Come vuoi che noi stessi la mostriamo – avendola trovata per primi – agli altri?
Dove nasce la luce che fa verità anche negli angoli remoti della nostra coscienza, nel santuario profondo dell’anima, che nessuno vede e che talora, purtroppo, trasformiamo in un tugurio proprio nella convinzione che tanto nessuno veda?
Ma oggi ci ricordi che “amore e verità si dovranno incontrare, giustizia e pace baciare” (salmo 84/85); com’è possibile?
Se “verità germoglierà dalla terra e giustizia si affaccerà dal cielo”. Infatti a noi spetta fare verità sulla nostra e altrui vita, ma senza voler fare giustizia perché essa appartiene solo al Cielo, a te Signore!
Troppo forte per noi la tentazione di “servirci” della verità, per farci giustizia, piuttosto che servire la verità cosicché faccia la luce necessaria per non errare più.
Farla “germogliare” – come l’agricoltore fa nel lavorare la terra -, la verità, con sacrificio, abnegazione, pazienza, impegno, umiltà…si proprio quell’umiltà che ti porta a lavorare, capo chino, senza curarsi dei colpi inferti da ciò che verità non è. Così avvenne al profeta Amos che non poté rinnegare la verità di quanto lo aveva reso il Signore, neppure di fronte all’ingerenza di Amasia.
Donaci allora, o Signore, questa fedeltà alla verità piena e duratura – non presunta o millantata – che ci consentirà di respingere con orrore quanto non è degno del nome che portiamo, della vocazione che riceviamo, della missione che ci affidi.
E qual’é dunque la verità che non dobbiamo mai rinnegare, per niente e per nessuno?
Quella di essere conformi all’immagine tua, Cristo Gesù, vivendo da “santi e immacolati nell’amore”, proprio come il Padre ci ha voluto da prima della fondazione del mondo (cfr. Ef 1,4-5(.
Aiutaci a custodire questa verità luminosa in una coscienza netta, senza obnubilamenti o compromessi con il male. Allora potremo essere veramente dei “mandati” a portarla nel mondo con la credibilità di una vita autentica. Predicheremo con la verità di ciò che siamo e non di quello che potremmo dire, o peggio sembrare. Predicheremo e praticheremo la verità dell’amore che lenisce le ferite dell’altrui vita; cacceremo i demoni – forieri della menzogna che divide – con l’essere mandati assieme, “due a due” senza primeggiamenti se non nella carità; faremo dell’accoglienza come del rifiuto, l’occasione per essere “segno” che esorta e richiama con “la luce della tua verità”; saremo spediti nell’andare, con la libertà di chi non si vincola con le cose e neppure con le preoccupazioni sul necessario – sia pane, veste o danaro -, perché fiduciosi nella tua provvidenza che provvederà l’essenziale.
Donaci la libertà del cuore da ogni tipo di vincolo, perché senza di essa pure la verità, accolta con la parola, rischia di restare incatenata.
Una verità libera e liberante che, tuttavia, non cessa di incarnarsi nella prossimità intima delle relazioni familiari…
Donaci, Signore, di “essere” missionari prima ancora che “fare gli apostoli”: saremo portatori della tua luce in ogni angolo tenebroso della coscienza come della storia.

Amen