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Preghiera e Meditazioni

XIII domenica del tempo ordinario – anno A

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Parola del Signore

Sarà mai possibile, Signore, che tu ci chieda una simile priorità d’amare? Tu che, per mezzo di Giovanni, ci hai insegnato che “chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv 4,20), come puoi dirci di doverti amare più del prossimo – familiare o non – che vediamo? Perché vuoi una simile esclusività? Com’è possibile? Probabilmente perché vuoi insegnarci ad amare il prossimo, che vediamo, vedendo te in lui! Amare, amandoti e amarti per amare davvero. Infatti chi potrebbe insegnarci quella generosità e gratuità, che sono tipica prerogativa del modo d’amare di Dio, se non tu, o Maestro? Chi potrebbe saper amare, anteponendo l’altro a se stesso, se non fossi tu a donarci il tuo Spirito? Un amore che si palesa nella totalità del donarsi, che solo la croce rivela. Per questo ci chiedi di abbracciare la croce e seguirti. Non per sadismo, non per vittimismo, non per esaltazione del dolore – quasi che l’esser tuoi discepoli esiga essere masochisti -, ma perché amare veramente l’altro comporta “darsi” tutto e non cercare di “prendere”, fagocitare avidamente, tutto. Solo venendo dietro a te, Signore Gesù, è possibile percorrere questa strada, pure nell’ora in cui significa salire il crinale dei nostri golgota…. Amare ciascuno in te, come te, Signore. Questa priorità, allora, non ci sottrae agli altri ma ci restituisce loro con un amore che ama a misura tua: ovvero, senza misura. Abbracciare ciascuno elevandosi in alto, come ci rivelano i pali trasversi che formano il segno della croce. Infatti l’amore si moltiplica per “sottrazione”! S’accresce in noi, più lo diamo agli altri; ce ne riempiamo, più cerchiamo di svuotarci nel condividerlo. Solo venendoti dietro, Signore Gesù, impareremo a viverlo, sapendo che la ricompensa dell’amare è l’Amore stesso. Quello che genera fecondità, come per il grembo della Sunnamita che – accogliendo il profeta Eliseo con generosità amorevole – vede nascere vita pure dalla sterilità (2Re 4,8-11.14.16a). Quello che trasforma la fecondità della vita persino in vittoria sulla morte, radicandoci in te, resuscitato dai morti, perché “camminassimo in una vita nuova” (cfr. Rom 6,4). Donaci, Signore, di non anteporre nulla a questo modo d’amare: non perderemo nessuno ma troveremo tutti in te. E se, apparentemente, staremo perdendo anche noi stessi, in verità sarà l’unico modo per ritrovarci, per salvarci, corrispondendo alla nostra natura originaria dell’essere creati a immagine e somiglianza di Dio – che è amore – e, ancor più, dell’essere stati risuscitati con te, viventi fin da ora in Dio (cfr. Rm 6,11). Allora anche un semplice bicchier d’acqua, offerto con amore, avrà il gusto di Paradiso.

Amen