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Preghiera e Meditazioni

VI domenica del tempo ordinario – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
Parola del Signore.

Quanto facilmente, Signore, – oggi più che mai ce ne rendiamo conto – siamo pronti a cercare “l’untore” fuori di noi, ad accusarlo di essere responsabile del propagarsi del male, a farne il capro espiatorio dell’imperversare di condizioni avverse. Invece, o Maestro, dobbiamo fare i conti con noi stessi, col nostro essere “malati” dentro. Siamo noi gli untori, i lebbrosi, che, troppo spesso, ignari di esserlo diffondiamo l’effetto che ne consegue: emarginati che emarginano.
Si, perché la lebbra del peccato non solo ci chiude nel nostro isolamento ma allontana anche gli altri. E cosa non fa il “sospetto” d’un presunto contagio di male per denunciare e allontanare, come veri e propri delatori.
Ma tu, Signore, continua a incrociare le nostre strade! O meglio ancora, accendi in noi quell’inquietudine capace di metterci in “moto” per venirti a cercare e chiederti di guarirci.
Donaci la “volontà di volerlo” senza mai dubitare che tu lo voglia e lo possa, nonostante la gravità dei tumori che affiggono la nostra anima assai più del corpo; nonostante le pustole esecrabili che ci rendono non amabili a noi stessi prima che agli altri; nonostante le piaghe che continuamente rinnoviamo col nostro scegliere male, oltre che cadere nel male.
Tutto tu puoi, se davvero siamo noi a volerlo! Troppo spesso, infatti, tu vuoi la nostra guarigione, ma non la vogliamo veramente noi.
Sana, perciò, la nostra volontà prima che la nostra “malattia”.
Tendici la mano perché la volontà sia curata dalla tua prossimità e, toccandoci, sarà sanata pur ogni nostra infermità. Poiché non c’è guarigione dall’isolamento e dall’emarginazione che possa compiersi senza il contatto, la relazione, l’amore che va oltre le barriere di ogni ragionevole “buon senso” o quelle imposte dalle ferite del male medesimo.
Purificati dal tuo Amore, che non teme di sporcarsi le mani con le nostre impurità, sapremo noi pure tendere la mano ad ogni escluso della storia e toccarne le ferite dell’anima e del cuore.
Ti verremo dietro con “riconoscenza” vera, annunciando con la vita nostra – purificata e purificante – le meraviglie del tuo dono. Sapremo così far tutto per la sola gloria di Dio – come Paolo, tuo imitatore, oggi ci esorta -, divenendo noi pure un esempio da imitare. Sapremo rendere persino la lebbra di questa pestilenza pandemica un’opportunità di Grazia.

Amen