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Preghiera e Meditazioni

VI Domenica di Pasqua – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore.

Passo dopo passo, Signore, la tua parola ci guida in questo tempo di grazia perché si compia il frutto della tua Pasqua in noi: amarci gli uni gli altri come tu hai amato noi! Adempiere il tuo comandamento così da testimoniare che siamo stati generati da Dio, che abbiamo conosciuto Dio, perché “Dio è amore”! (Cfr. 1Gv 4,7-8)
E chi non potrebbe essere d’accordo? Chi non ammetterebbe – pena una buona salute mentale – che siamo affamati d’amore, fatti per amare? Certo, guardandoci attorno, vediamo ancora le ferite di un’umanità flagellata dalla mancanza d’amore proprio a causa del nostro continuare a scegliere male, a cadere nel peccato nonostante l’opera della salvezza. Ma quanto più constatiamo l’aridità che ci circonda, tanto più non possiamo negare il radicale bisogno di vivere dell’amore e nell’amare.
Quale “amore”?
Quello che “non fa distinzione tra persone” (cfr. At 10,34); che è capace di abbracciare tutti, prendendo ciascuno per mano e risollevandolo, nella consapevolezza di appartenere all’unica famiglia umana (cfr. At 10,26). Siamo uomini come gli altri, anzitutto, ma che – toccati dalla Grazia – sanno toccare le ferite degli altri per sanarle, piuttosto che perseverare nel mettere il dito nella piaga col puntare questo dito nel giudicare. Praticare insieme, vicendevolmente, la giustizia della misericordia, perché tutti “timorati di Dio” che ci ha usato misericordia. Quell’amore che non pone impedimenti coi propri criteri di logica, ma sa vedere con stupore l’azione dello Spirito oltre le proprie palizzate di confine o steccati d’appartenenza (cfr. At 10,45-48).
Quell’amore che riconosce di essere stato generato da chi ha saputo fare “il primo passo”, amandoci per primo col “dono del Figlio suo” (cfr. 1Gv 4,10). Un amore che, conosciuto, è capace di plasmarci, conformarci a sé, rendendo noi pure capaci di amare “per primi” i nostri fratelli e sorelle senza aspettare d’essere amati da loro. Un amore che genera vita attorno a sé perché dona la propria vita, come hai fatto tu, Signore Gesù, per “i tuoi amici”. Un amore “pigiato, scosso e traboccante” che, dall’abbondanza del proprio cuore, è in grado di contagiare, dilagare, lambire ogni deserto dell’umana aridità e farne il giardino nuovo: quello del mattino di Pasqua!
Quell’amore che si apprende con il lasciarsi amare, prima ancora del voler amare. Come il Padre ha amato te, tu hai amato noi (cfr. Gv 15,9); come tu hai amato noi, così noi amiamo gli altri…Un amore che si moltiplica per sottrazione: più lo diamo, più lo sentiremo in noi. Più lo bramiamo dagli altri – fagocitando piuttosto che lasciandoci mangiare, come te – e meno ne avremo. Quell’amore che non è fatto di pie intenzioni, di belle parole, ma di “osservanza” dei comandamenti, coi fatti e nella verità. Quell’amore che non si pone al di sopra degli altri, trattandoli da servi, ma al loro fianco come amici o, ancor più, al di sotto di essi, facendosi servo per amore.
Quell’amore che non tiene gelosamente nulla per sé, ma condivide tutto anche le cose più intime della propria natura (cfr. Gv 15,15b). Quell’amore che non sceglie i migliori, i più efficienti o efficaci collaboratori, ma coloro – come hai fatto tu, che hai persino scelto noi poveri e fragili peccatori – che possono essere costituiti e inviati a portare frutto, mantenendo ciascuno in sé. Perdonaci per tutte le volte che la nostra reticenza discrimina, seleziona e sceglie secondo criteri di amabilità altrui piuttosto che per amore degli altri qual sono. Ecco, Signore, mentre si compie questo tempo pasquale, donaci il frutto di questo amore. Concedici di rimanere in esso (cfr. Gv 15,9b) perché rimanga in noi la tua gioia e la gioia nostra sia piena, vera e duratura. Perché l’amore sia la misura della nostra vita e l’amare sia la fonte e il culmine della gioia…per noi, per il mondo!

Amen