V Domenica di Quaresima – anno C 2022

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Parola del Signore.

Per chi ha avuto la grazia, almeno una volta Signore, di recarsi a Gerusalemme, è ben noto il fascino, oggi come allora, della visione del tempio dal monte degli ulivi. Stare su quell’altura e sentire il vento che, specie al mattino, sorge dal deserto di Giuda e fa ondeggiare le fronde degli alberi come il frusciare di ali. Quasi ci si sente sospingere da ben altra brezza, quello dello Spirito, verso il luogo della divina presenza. Lo Spirito di cui avevi appena annunciata la venuta, come acqua viva che sgorga dal seno di chi avrebbe creduto in te (cfr. Gv 7,38-39), una volta che fossi stato glorificato. Non stupisce, allora, ascoltare con quanta solennità l’evangelista Giovanni, ci porti assieme con te, o Maestro, nel Tempio di Gerusalemme, simbolo precario e temporaneo del tuo essere nuovo ed eterno Tempio della presenza e dell’incontro con Dio. Sospinti dalla brezza dello Spirito, al sorgere della luce – segno e figura del tuo essere vera Luce che non tramonta -, entriamo come te, come il popolo in quel giorno, per ascoltare, imparare e trovare grazia…
Quanta pace in questa scena, Cristo Gesù!
Eppure, come troppo spesso accade ancor adesso, il male irrompe e tenta di ghermire la luce con i suoi artigli di tenebra, di morte.
Eccola lì, a terra, la peccatrice colta in “fragrante adulterio”. Sta a terra, schiacciata dal giudizio sprezzante di quanti si sentono a posto con la coscienza e si ergono giudici altrui. Una vita a terra, sicuramente già prima dell’essere stata scoperta, perché il peccato ci atterrisce; ci fa sentire più il nostro essere di terra, polvere da cui fummo tratti, piuttosto che percepirci quali creature celesti, partecipi dell’Alito di vita. Il peccato ci atterrisce e ci espone al giudizio. È vero, quella donna ha peccato, ma chi si domanda perché lo abbia fatto? Cosa le mancava nel suo rapporto col marito, tanto da dover avere un amante? E l’uomo che aveva peccato con lei, dove stava nel giudizio? Non era forse correo anche lui? Domande che i suoi accusatori non si posero, nella loro ansia di condannare il peccato, tanto che stavano per trucidare la peccatrice.
Cosa l’aveva portata fin lì? Come e perché si era ridotta in quello stato?
Chissà…Non importava ai suoi accusatori, così come non importa oggi a quanti si ergono a giudici.
E tu, Signore, cosa hai fatto? Tu che illumini anche gli anfratti più reconditi dell’animo umano; tu che solo conosci il cuore dell’uomo; tu che solo puoi giudicare guardandoci dall’alto in basso?
Ti sei chinato a terra. Ti sei fatto terra. Polvere nella polvere, per sollevarci da essa. Cosa avrai scritto nella polvere? I peccati di quegli accusatori? Le ragioni del peccato di quella donna? O forse, guardando quelli col dito puntato, citavi la Scrittura secondo cui “quanti si allontanano da Dio saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato il Signore, fonte di acqua viva” (cfr. Ger 13,17)? Non ci è dato saperlo…
Certamente, però, se il giudizio chiude dentro le nostre tenebre giudicanti, tutto e tutti, tu, Maestro, luce del mondo ci inviti ad aprire lo sguardo su noi stessi: “Chi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”.
Donaci, Signore, di guardare dentro noi stessi prima ancora che voler puntare il dito sugli altri.
Donaci di saper distinguere sempre tra il peccato e il peccatore, sia che siamo noi stessi che gli altri.
Facci vedere che tu, Gesù, ti chini su noi per sollevarci assieme a te; ti fai polvere con la polvere per riportarci al Cielo.
Concedici di trasformare la tua clemenza non in indulgenza fine a se stessa ma in opportunità di una nuova creazione. Il vento dello Spirito, la luce della Grazia, in fin dei conti non fanno proprio questo: non creano di continuo una vita nuova? (Cfr. Is 43,19).
Allora, Cristo Gesù, scrivi pure i nostri peccati sulla sabbia perché il vento dello Spirito possa spazzarli via.
Liberaci dal loro peso, non per reiterarli con lassismo ma per accogliere la luce che ci dischiude nuove strade pur nella polvere dei nostri deserti interiori.
Liberaci perché, dimentichi del passato e protesi verso il futuro (cfr. Fil 3,8-14) possiamo conquistare quell’amor tuo che ci ha conquistati alla vita del Cielo.
Facci sentire che, senza di te, tutto il resto è null’altro che spazzatura meritevole d’esser persa pur di non perdere te.

Amen