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Preghiera e Meditazioni

Solennità di Tutti i Santi

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Parola del Signore.

Quante volte, Signore, il cielo che ci sovrasta sembra così plumbeo che la storia, personale o universale che sia, ci appare fosca e imperscrutabile tanto da rendere incerto il nostro camminare nel tempo? Quanto la coltre della paura e dell’imprevedibilità degli eventi, ci trasformano da pellegrini in vagabondi che hanno smarrito la meta e dimenticato la rotta per conseguirla? Troppo spesso, come in questo tempo, accade pure a noi…
Eppure la festa odierna ci dice che non è così! Non c’è nulla, neppure la morte, che possa inchiodarci a terra e non farci agognare il Cielo. Si, Signore Gesù, perché tu lo hai aperto, squarciando ogni tenebra col tuo lasciarti squarciare il cuore sulla croce. Il Cielo è aperto e noi, che siamo “passati attraverso la grande tribolazione” della tua passione, possiamo contemplarlo pur gravati dalle nostre tante tribolazioni. Donaci occhi che sanno vederlo oltre il visibile della sfiducia e dello scoraggiamento che possono attanagliare coloro che vivono senza speranza. Tanto spesso gli eventi ci fanno sentire divisi, frammentati, separati da tutto e tutti perché lacerati dentro noi stessi per l’angoscia della propria sorte. Allora ognuno agisce secondo l’alienante moto “del salvi chi può”. Eppure questa festa ci ricorda che siamo parte di un popolo, di “una moltitudine immensa” che non si salva da se stessa; che siamo un popolo di salvati perché segnati dal tuo “sigillo” d’Amore. Donaci mani tese – pure in questa epoca di “distanziamento” forzato -, nella certezza che la comunione è l’unica forza contro la divisione che il male opera. (Cfr. Apoc. 8,2-4.9-14).
Tanto spesso, lo vediamo bene, cerchiamo voci confortanti, messaggi rassicuranti, volti rincuoranti, e, nella smania di cercare quello più appagante, finiamo per seguire sondaggisti e opinionisti. Eppure la festa odierna ci ricorda che noi siamo quelli che – pur fra mille esperti, acclarati dai più o presunti tali – fanno parte della “generazione che cerca il tuo volto, Signore” (cfr. Sal 23). Coloro che non si lasciano abbagliare da effimeri riflessi di transitorie dimore, ma cercano la Luce vera della tua casa; coloro che bramano salire “sul tuo luogo santo”. Donaci senno e saggezza per discerne chi offre una guarigione transitoria, da tu che offri la salvezza eterna! Quante volte ci siamo battuti per emanciparci e siamo finiti per voler uccidere anche te – o quanto meno far come se non ci fossi – pur di essere liberi; dimenticandoci che la libertà ci viene dall’esser “figli”, siam finiti per divenire schiavi, delle cose, del mondo, dei nostri appetiti o desideri. Eppure la festa odierna ci ricorda che la nostra bellezza sta proprio nella libertà di poterci dire ed esser figli. Quella libertà che hanno percorso i santi legandosi sempre più a te, all’amor tuo. Con essa, hanno camminato nella speranza, purificandosi da tutto ciò che poteva diventare zavorra inutile nel raggiungere l’essere “simili a te” (cfr. 1Gv 3,1-3). Donaci, Signore, questa intraprendenza che ci fa crescere nell’amore, passando dall’esser figli, per grazia, al diventarlo collaborando sempre più con essa! Quante volte vorremmo poter guardare la vita dalla nostra prospettiva limitata e limitante. Eppure per vedere oltre l’orizzonte bisogna imparare a salire, con fatica e abnegazione, laddove tutto appare più ampio, senza barriere: sulla “vetta” della storia, come delle difficoltà ch’essa comporta. Salire e salire ancora, pur quando tutto vorrebbe farci scende in un deprimente gorgo di frustrazione. Ecco perché tu, Signore, ci inviti a salire con te “sul monte” per poter vedere oltre il visibile e comprendere la beatitudine che il mondo, a valle, non sa comprendere. Aiutaci a salire e ossigenare l’anima con la salubre aria dello Spirito. E se, in questo tempo di pandemia, abbiamo spesso sentito parlare di “fame d’aria” – cui incorrono i contagiati dal virus -, donaci di testimoniare la nostra fame d’aria divina di contagiati dall’Amore! Quante volte ci sembra che vivere la sobrietà dalle cose, sia miseria piuttosto che restare in quella “povertà di spirito” per la quale possiamo possedere tutto come non lo possedessimo invece di crederci ricchi col lasciarci possedere dalle cose stesse. Quante volte vorremmo la spensieratezza, piuttosto che fare delle lacrime la rugiada che feconda il campo della consolazione. Quante volte invidiamo i potenti, se non anche i prepotenti, perché non hanno nulla da aspettarsi o da temere dagli altri. Quante volte ci piacerebbe essere sazi di giustizia, illudendo noi stessi di non cercare la mera vendetta o la bieca rivalsa. Quante volte pensiamo che l’esser misericordiosi sia una debolezza che concede agli altri l’opportunità di approfittarsi ancor più dei deboli ed indifesi. Quante volte conviviamo con quel torbido che si chiama “compromesso”, piuttosto che avere un cuore puro perché indiviso. Quante volte riteniamo la pace una deterrenza del più forte sul debole, piuttosto che un ponte gettato e una mano tesa per elevare il fragile. Quante volte preferiamo il quieto vivere, piuttosto che testimoniare eroicamente l’appartenere al Cielo pur essendo impastati di terra. Quante volte ci occultiamo al mondo pur di non esser considerati degli illusi perché “tuoi”, Signore. Ma oggi no, o Maestro! Oggi – guardando tutti coloro che, su di te, hanno giocato la loro vita – vogliamo rinnovare la nostra fede e credere che sono beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati, i tuoi discepoli credibili, e non solo perché loro vedranno il Cielo aperto o erediteranno il Regno, ma soprattutto perché, fin da ora, sono realmente figli di Dio! Con questa certezza sapremo contemplare, pur nella drammaticità dell’ora presente, la bellezza del Paradiso che ci attende e che, oggi, ci motiva nell’ascesa!

Amen