Sabato 17 – Festa di Santa Elisabetta

ore 18.30 Celebrazione liturgica con rinnovo dei voti da parte delle Suore Elisabettine della nostra Parrocchia

Domenica 18 – Giornata mondiale dei poveri

ore 12.30  Pranzo in Parrocchia per gli assistiti della nostra Caritas Parrocchiale

Sabato 17 e Domenica 18   

Caritas, Mato Grosso, Ricomincio da te

per  moltiplicare le risorse necessarie ad  aiutare  il prossimo, favorendo   allo stesso tempo una riduzione degli sprechi

Come contribuire all’iniziativa? Portare in Chiesa: 

  • Medicinali non utilizzati e non scaduti, anche aperti
  • Pannolini fino 3 anni, anche in confezioni aperte
  • Saponette, shampoo, dentifrici
  • Materiali di cancelleria, riutilizzabili o nuovi (pennarelli, pennelli, acquarelli, carta  da disegno, ecc.)

«Questo povero grida e il Signore lo ascolta»

(Sal 34,7).

La risposta di Dio al povero è sempre un intervento di salvezza per curare le ferite dell’anima e del corpo, per restituire giustizia e per aiutare a riprendere la vita con dignità. La risposta di Dio è anche un appello affinché chiunque crede in Lui possa fare altrettanto nei limiti dell’umano. La Giornata Mondiale dei Poveri intende essere una piccola risposta che dalla Chiesa intera, sparsa per tutto il mondo, si rivolge ai poveri di ogni tipo e di ogni terra perché non pensino che il loro grido sia caduto nel vuoto. Probabilmente, è come una goccia d’acqua nel deserto della povertà; e tuttavia può essere un segno di condivisione per quanti sono nel bisogno, per sentire la presenza attiva di un fratello e di una sorella. Non è un atto di delega ciò di cui i poveri hanno bisogno, ma il coinvolgimento personale di quanti ascoltano il loro grido. La sollecitudine dei credenti non può limitarsi a una forma di assistenza – pur necessaria e provvidenziale in un primo momento –, ma richiede quella «attenzione d’amore» che onora l’altro in quanto persona e cerca il suo bene.

(Lettera di Papa Francesco per la II Giornata Mondiale dei Poveri)


Santa Elisabetta e la povertà

Ungherese di nascita, resta vedova a vent’anni di Ludovico di Turingia. A quell’età Elisabetta può risposarsi oppure entrare in un monastero come altre regine , per viverci da regina, o anche da penitente in preghiera , a scelta. Questo le suggerisce il confessore. Ma lei dà retta alle voci francescane, e capisce  da che parte può trovare la “perfetta letizia” per cui entra a far parte del Terz’ordine . Per i poveri offre il denaro della sua dote (si costruirà un ospedale). Ma soprattutto ai poveri offre l’intera sua vita. Questo per lei è realizzarsi: facendosi come loro. Visita gli ammalati due volte al giorno, e poi raccoglie aiuti facendosi mendicante. E tutto questo rimanendo nella sua condizione di vedova, di laica. Ancora vivente il marito, si dedicava ai malati, anche quelli più ripugnanti. Colloca i suoi gesti in una cornice di normalità che includeva anche piccoli gesti “esteriori” come farsi dare del tu dalle donne , non come semplice benevolenza ma come segno di rispetto verso gli “inferiori”. Vive da povera e da povera si ammala. Muore nel 1231 a soli 24 anni. Viene canonizzata nel 1235.