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Preghiera e Meditazioni

CELEBRARE E PREGARE IN TEMPO DI EPIDEMIA

Sussidio a cura dell’Ufficio Liturgico Nazionale – CEI

L’inedita impossibilità di celebrare in contesto assembleare l’Eucaristia – fonte e culmine della vita cristiana (cf. SC 10) –, non coincide con l’impossibilità di entrare in comunione con il Signore e il suo mistero di salvezza. Egli infatti imbandisce per il suo popolo la mensa del Pane di vita, ma anche quella della Parola, perché Cristo «è presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura» (SC 7). Assumendo la natura umana, Egli ha unito a sé tutta l’umanità e l’ha associata nell’elevare al Padre quell’Inno di lode perenne cantato nelle dimore celesti. La preghiera, in particolare quella della Liturgia delle Ore, è infatti autentico esercizio del sacerdozio di Cristo, nella lode e nell’intercessione per il mondo intero (cf. SC 83).
Per favorire un ascolto orante della parola di Dio, condotti per mano dalla liturgia della Chiesa e dal cammino dell’Anno liturgico, viene offerto questo sussidio, che di settimana in settimana si arricchirà di testi e riflessioni.
Ogni domenica verrà proposta una scheda per la preghiera e la riflessione personale o familiare in sintonia con la liturgia del giorno. Saranno inoltre offerti altri testi per la preghiera. Si suggerisce fin da ora di utilizzare la Liturgia delle Ore, usufruendo – se lo si ritiene opportuno – dell’App Liturgia delle Ore della CEI, scaricabile gratuitamente, che contiene tutti i testi e la possibilità dell’ascolto audio.

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Avvisi Diocesi

Coronavirus: diocesi Roma, ai fedeli “attenersi ai decreti”, chiese parrocchiali aperte.

“Si esortano i fedeli, fino a venerdì 3 aprile p.v. ad attenersi con matura coscienza e con senso di responabilità alle direttive dei Decreti…”

“I fedeli sono dispensati dall’obbligo di soddisfare il precetti festivo…”

“Rimangono chiuse… le chiese non parrocchiali… restano invece aperte le chiese parrocchiali…”

Lo scrive il vicario del Papa per la diocesi di Roma, il card. Angelo De Donatis, in un nuovo decreto pubblicato con la data di oggi, 13 marzo.

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Preghiera e Meditazioni

5° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi” Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Parola del Signore

Con quanta provvidenza, Signore, hai creato il mondo; con quale amore ha realizzato il tuo Regno. Con quanta attenzione hai piantato la vigna, l’hai circondata di premura, realizzandovi pure “una torre” a difesa e dimora dei tuoi servi. Poi l’hai affidata a noi perché ne fossimo “affittuari” e, invece, abbiamo creduto di esserne padroni. Padroni del mondo, padroni della vita, padroni dei doni che l’impreziosiscono, padroni delle relazioni, padroni degli affetti, padroni persino della tua comunità, della Chiesa, padroni della salvezza…padroni e non affittuari! Perdonaci, Signore, perché abbiamo dimenticato di essere custodi e promotori di tutto ciò che ci affidi e che resta “tuo”, sempre. E forse oggi, come nella parabola, ci fai comprendere che la via della “privazione” è strada di “esortazione” a riconsiderarci affidatari. A sentire che, ogni alba del nuovo giorno, siamo chiamati a ricevere ciascuna cosa dalla tue mani e, ogni sera, desiderare riconsegnarti tutto con frutto. A riscoprire che tutto è dono e, in ciascun dono, sei tu stesso a donarti… A riscoprire il valore della fedeltà come impegno e responsabilità, non certo come fatto assodato, ipotecato a nostro favore. “Vi sarà tolto il regno e sarà dato ad altri che lo faranno fruttificare”! Signore, convertici a te, rinnovaci. Non dare ad altri ma facci essere “altro” da ciò che fino ad ora possiamo, incautamente o sprovvedutamente, essere stati. Ricreaci col tuo Spirito perché dall’aridità di questo deserto possiamo veder germogliare il giardino del mattino di Pasqua!

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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Avvisi Diocesi

Coronavirus: diocesi Roma, chiese chiuse fino al 3 aprile.

Card. De Donatis, “disposizione per il bene comune”

Fino a venerdì 3 aprile 2020 l’accesso alle chiese parrocchiali e non parrocchiali della diocesi di Roma, aperte al pubblico e più in generale agli edifici di culto di qualunque genere aperti al pubblico, viene interdetto a tutti i fedeli.

Lo scrive il vicario del Papa per la diocesi di Roma, il card. Angelo De Donatis, nel nuovo decreto pubblicato con la data di oggi, 12 marzo, in seguito alla pandemia di Coronavirus.

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Preghiera e Meditazioni

4° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”»
Parola del Signore

Quanto insensati siamo, Signore Dio nostro! Costantemente ci esorti – coi tuoi grandi insegnamenti – a non concentrarci sui nostri beni, sull’abbondanza che può deliziare i nostri giorni, a tal punto dal non accorgerci della miseria di chi ci vive accanto, bussando alla porta del nostro cuore più che a quella di casa. Abbiamo la legge di Mosè, i messaggi dei Profeti e, ancor più, la tua Parola fattasi carne in Gesù, eppure non ascoltiamo; non vediamo; non comprendiamo, quando ne abbiamo tutte le opportunità. E poi basta qualcosa di “infinitamente piccolo”, impercettibile ad occhio nudo, per riportarci alla verità di ciò che siamo: povere e fragili creature, anche quando nascondiamo le nudità dietro alla “porpora ed il lino” dei nostri abiti o riempiamo il vuoto di senso coi nostri “lauti banchetti”. Perdonaci, Signore… Facci sentire che il nostro nome è noto al tuo cuore provvidente quando sentiamo che il presente è costruzione del nostro futuro eterno, comportandoci di conseguenza. Che siamo riconosciuti da te, allorquando sappiamo riconoscere la nostra fragile condizione e chiederti il cibo che sfama la bramosia d’amore. Quando conosciuti sappiamo riconoscere, ricordando che i beni ricevuti da te sono per esser condivisi con quanti “sono meno fortunati in questo mondo”. Facci prendere seriamente il vangelo, prima che sia troppo tardi e il tempo sia perduto invano. Rendici responsabili della vita di chi ci sta accanto, sia per la sua sussistenza presente che per il suo destino eterno: uniti in terra lo saremo in Cielo!

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen