III domenica di quaresima – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Parola del Signore

Se è vero, come è vero, che l’uomo guarda l’apparenza e Dio guarda il cuore (cfr. 1Sam 16,7), non stupisce, o Signore, che – nella tua persona divina – tu conoscevi quello che c’è nell’uomo!
“Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi lo conoscerà? “Io, l’Eterno, che investigo il cuore, che metto alla prova le reni, per retribuire ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni” – ammoniva lo Spirito per bocca di Geremia (17,9-10).
Come non domandarci oggi come allora, Signore Gesù, cosa vedi nel nostro cuore, cosa lo alberga, cosa c’è dentro ognuno di noi?
A guardarci attorno vediamo ancora tanto male prodotto dal cuore ingannevole e malvagio dell’uomo: guerre, violenze, soprusi, sopraffazione…
Ma tu, o Maestro, non vuoi che ci guardiamo attorno quanto, piuttosto, dentro di noi; noi che tu hai fatto membra del tuo corpo e, per questo, tempio dello Spirito. Cosa abita il nostro cuore…cosa abita il “mio cuore”?
Nessuno dovrebbe sottrarsi a questa domanda scomoda e salutare. Siamo tempio dello Spirito, dimora dell’amore gratuito che si dona o luogo di “mercato”, di baratto, del “do ut des”.
Troppo spesso lo siamo persino verso Dio, anche se non ci troviamo più nel Tempio di Gerusalemme ai tuoi tempi. Anche le nostre chiese corrono il rischio di essere luogo di quel compromesso che non conosce l’amore ma l’interesse. Si prego, ti ascolto, ti seguo, ti “amo”, se tu, o Dio, mi dai, mi fai…
Barattiamo l’amore col tornaconto, che amore non è!
Guardarti allora, o Maestro, avventarti con zelo contro i mercanti nel tempio non può che farci sentire l’urgenza di purificare la nostra visione del rapporto con Dio, della nostra relazione col Padre che se non è d’amore non ha ragion d’essere. Senza l’amore la religione cosa sarebbe se non una inutile gabbia soggiacente le leggi di mercato?
Purificaci, o Signore, perché ci liberiamo da visioni distorte e relazioni compromesse, per adorare il Padre in Spirito e verità (cfr. Gv 4,23) con la libertà dei figli di Dio che tu ci hai donato con la tua croce – “scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani” (cfr. 1Cor 1,22-25). Anche l’osservanza dei comandamenti (cfr. Es 20,1-17) sarà espressione di un cuore innamorato piuttosto che di un animo intimorito, per l’eventuale pena che potrebbe scaturirne dall’infrangerli.
Visitaci con la tua grazia e “ribalta” quanto distorto, caccia quanto inopportuno, butta via quanto deve essere gettato e consacraci all’amore per Dio. Il tempio del nostro cuore diverrà non solo casa di preghiera ma pure casa di accoglienza, dove non vige inganno o malvagità alcuna.

Amen