Categorie
Preghiera e Meditazioni

II domenica del tempo ordinario – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Parola del Signore.

Quante volte, Signore, quando sentiamo parlare di “vocazione”, immediatamente l’associamo alla vita dei religiosi o dei consacrati. Abbiamo ristretto il campo a l’esser chiamati, “vocati”, per fare qualcosa…
Ma non è così e, con la Parola odierna, ce ne restituisci il significato profondo che è di tutti e per tutti.
Tu, Signore, chiami. E prima ancora che a “far qualcosa; prima ancora che a compiere una “missione” di qualsivoglia tipo, tu chiami ad “essere”!
Dal principio ci hai chiamato all’esistenza e, fin da Adamo, ci chiami per passeggiare insieme nel giardino, – spalla a spalla – alla brezza del giorno, come veri amici. Ma il peccato ha infranto questa capacità di ascoltarti, di guardarti senza timore, e abbiamo cominciato a nasconderci. Tu chiamavi e l’uomo, l’opera delle tue mani, scappava sentendo la tua voce ma, non ascoltando la tua parola, è diventato incapace di sostenere in tuo sguardo. In quanti anfratti ci nascondiamo per paura, pensando di nasconderci a te mentre ci nascondiamo a noi stessi.
Eppure tu, Signore amante della vita, non hai cessato di continuare a chiamare all’amicizia con te, ad esser tuoi amici. Così hai fatto con Abramo – padre della fede -, non più per passeggiare nel giardino perduto, ma per camminare assieme verso una terra promessa. Così hai chiamato Mosè non solo per liberare il tuo popolo ma per essere un liberatore anzitutto liberato lui stesso dal suo uomo vecchio – educato alla corte e coi parametri dei potenti -, diventando il difensore dei deboli assieme a te.
Così hai chiamato Samuele – come tutti i profeti dopo di lui – perché, ascoltandoti, potesse pendere dalle tue labbra a tal punto non solo da non lasciarle cadere a vuoto ma persino da esserne lui stesso voce. Così lo Spirito “si diffonde e penetra in ogni cosa e attraverso le età, entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profeti” (Sap 7, 22. 24. 27).
Tu chiami, Signore, e pur quando sembriamo ormai incapaci di ascolto, ecco farsi largo in noi quella muta voce che è la “nostalgia” di te. Quella che – come diceva sant’Agostino – ci rende inquieti finché “non riposiamo in te”.
Sarà per questa nostalgia che i due primi discepoli del vangelo di oggi, appena ascoltata la parola del Battista, si mettono alle tue calcagna per scoprire dove “dimori”. Quanta nostalgia dell’intimità con l’Amico perduto, con cui abitare il giardino della vita; con cui camminare verso la meta; con cui liberarsi da quanto ci rende schiavi a noi stesso; con cui gustare la bellezza di un “tempio” altrimenti vuoto se non ti si conosce; con cui passare “l’intera giornata”, che è l’esistenza stessa; con cui potersi guardare negli occhi, senza paura di condanna, perché è l’Agnello che toglie il peccato del mondo; con cui poter condividere la missione di coinvolgere altri in questa circolazione d’amore, come fece Andrea con Simon Pietro.
Quanta nostalgia, che si fa anelito, e che trova risposta in questo tuo “venite a vedere”.
Tu chiami, Signore Gesù, e ci fai entrare nella dimora che tu sei, le tuo essere tempio vivo della presenza di Dio fra noi. Ci fai entrare e, nell’osmosi che solo l’Amore realizza, ci rendi parte di te, simili a te, tempio dello Spirito (cfr. 1Cor 6,13-15.17-20).
Donaci, Signore Gesù, di ascoltare la tua voce, d’incrociare il tuo sguardo, di abitare in te perché tu possa abitare in noi e, trasformati in tempio dello Spirito, essere amici innamorati che sanno contagiare tutti coloro che poni sul nostro cammino assieme a te.

Amen