II domenica di quaresima – anno B

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore

Salire non è mai facile, Signore!
Non deve esserlo stato per Abramo, mentre si dirigeva sul monte Moria per immolare il figlio secondo il comando ricevuto da “quel Dio” sul quale aveva scommesso tutto. Essere pronto a sacrificare persino il dono ricevuto dall’Altissimo – compimento della Sua promessa – pur di non rinunciare al Datore dei doni stesso. Esser pronto sulla base di una parola degna di essere adempiuta, perché degno di fede era Colui che gliela rivolgeva.
Eppure come devono esser stati grevi, i suoi passi, mentre saliva verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Spalle curve, cuore pesante, passi grevi, ma sguardo alto oltre il visibile, persino oltre la morte annunciata del suo amato primogenito. E per questo suo saper guardare lontano, compiendo la divina volontà, divenne erede di una benedizione volta a tutti i popoli.
Quanto deve essere stato difficile salire sul Tabor per Pietro, o Maestro, dopo essersi sentito chiamare “satana” per non voler comprendere la via stretta della croce, che avresti dovuto percorrere a Gerusalemme e noi appresso a te (cfr. Mc 8,31-33). Eppure si lasciò prendere da te, con Giacomo e Giovanni, per essere condotto “in alto” (Mc 9,2) e poter guardare oltre l’aspettato; guardare e contemplare ciò che mai avrebbe potuto immaginare, la tua gloria.
Difficile è per noi salire, Signore Gesù, nei deserti della storia, sui crinali dell’umano soffrire, ed esser pronti a sacrificare il necessario in vista dell’essenziale da non perdere; esser pronti a rinunciare al proprio modo di vedere in vista di un guardare oltre l’apparire, che conduce a contemplare: entrare nel vedere di Dio, oltre al vedere Dio…
Come salire?
Con la fiducia di Abramo; con l’ardore – pur altalenante – di Pietro; con la consapevolezza del discepolo che sa di poter contare sull’amore del Padre che non ha risparmiato neppure te, il Figlio, per amor nostro (cfr. Rm 8,32b-34).
Quella fede che purifica lo sguardo e gli consente di vedere oltre il visibile. Tutto si trasfigurerà davanti a noi come avvenne sul santo monte per Pietro, Giacomo e Giovanni. Si trasfigurerà persino il dolore, la croce, la morte stessa.
Concedici, o Maestro, questa fede che si lascia prendere da te, trascinare dal tuo Amore, illuminare dalla speranza oltre ogni umano sperare possibile, cosicché tutto sia trasfigurato, sfolgorante più di ogni azione umana – come il lavare una veste da parte dei lavandai (Mc 9,3) – possa realizzare.
Donaci un cuore nuovo, innamorato, perché lo sguardo possa vedere e l’anima, contemplando, sappia volare in alto, pur quando la vita sarà appesa alla croce del nostro venerdì di passione.
Allora sapremo ridiscendere da ogni monte, da ogni esperienza di grazia, da ogni incapacità di comprendere, pur di non scendere dalla croce ed “aver parte con te”, Cristo Gesù. Tutto sarà trasfigurato!

Amen