Corpus Domini – anno C 2022

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa».
Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Parola del Signore.

Quando la nostra vita potrà dirsi “benedetta” veramente, Signore? Probabilmente quando diventerà una benedizione per quanti porrai sul nostro cammino, proprio come fu per Melchisedek con Abramo (cfr. Gen 15,18-20). Allora la nostra vita, nell’offerta di quanto più ordinario ed essenziale, come il pane e il vino, sarà una benedizione perché elargirà la pace di cui ci colmi, proprio come la sua quale re di Salem, re di Pace!
Una vita pacificata e pacifica – diremmo riconciliata -, condivisa perché offerta nell’essenziale, come il pane, e nel “gratuito”, come il vino, diventa per tutti una benedizione. Sarà una grazia per chiunque; e poco importa che sia persona di fede, come Abramo, oppure no, come tanti altri, che ci sono posti sul cammino della storia.
Ma come potrà accadere con le nostre sole forze? Impossibile, diresti tu, o Maestro, senza di te. Se non impariamo da te, o meglio, se non riceviamo il tuo amore che si trasmette nel dono della tua stessa vita – come pane spezzato e vino versato -, non sapremo trasmettere a nostra volta questo amore (cfr. 1Cor 11,23-26).
Alla tua scuola…no, alla tua sequela, sapremo prenderci cura di ciascuno, guarendo e sanando, annunciando e provvedendo solleciti alle necessità di ognuno, come fossero le nostre stesse; non congedando ma accogliendo le istanze di una fame che, al di là del cibo che nutrisce, necessita dell’amore che alimenta. Non avremo bisogno di comperare da altri quanto, grazie a te, possiamo offrire, condividere, donare.
Donaci, Signore Gesù, questa fame di te perché, una cosa sola con te, la vita nostra sia benedetta, spezzata, donata. Benedetta nel benedire, spezzata nel provvedere, donata nell’alimentare perché nessuno venga meno in questo “luogo deserto” che spesso abbiamo reso il mondo, ma tutti abbiamo a “nutrirsi a sazietà” finanche ad avanzarne!

Amen