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Preghiera e Meditazioni

70° e ultimo giorno di “digiuno” – VI Domenica di Pasqua

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Parola del Signore

Eccoci qua, Signore, pure te a porre “condizioni”! Se mi vuoi bene, se mi ami, se…allora “devi” fare questo o quello. Quante volte, più o meno esplicitamente, ce lo sentiamo ripetere. Abbiamo così bisogno della certezza di essere amati che cerchiamo sempre la “prova d’amore”: dai genitori, dai figli, dai congiunti, dagli amici, da tutti coloro che entrano in relazione con noi, persino da Dio stesso. Ma possibile che anche tu “esiga” una simile prova, metta condizioni all’amore, tu che sei l’amore gratuito per eccellenza? Non credo. Questo è il nostro modo di vedere e di intendere, non il tuo! Il tuo “se mi amate” non è una condizione ma una “possibilità”. “Se vuoi amarmi, puoi farlo e, amandomi, metterai in pratica i miei comandamenti”, sembri volerci dire. Quasi ad affermare che se veramente “ti amiamo”, allora l’amore sgorgherà da noi; non come dovere, come imperativo morale, ma in modo – per così dire – “connaturale” alla nostra natura ormai fatta tua. Se ti amiamo, osserveremo il tuo comando: amarci gli uni gli altri come tu ci ami. Amandoti, ameremo perché solo amando gli altri ameremo te. Uniti a te, come tralci alla vite, scorrerà in noi quella linfa vitale che è l’amore e le nostre opere non saranno altro che frutti maturi, grappoli d’amore. L’osservanza del tuo comando sarà una evidenza, prima ancora che una necessità da ottemperare. Per questo abbiamo bisogno che tu, Signore Gesù, continui a pregare il Padre per noi, perché lo Spirito venga presto dentro noi, scorra in noi, e l’amore fluisca – attraverso di noi – dalla Trinità agli uomini. Prega il Padre perché il Paraclito ci unisca indissolubilmente a te e la nostra vita sia prolungamento della tua, nello spazio e nel tempo, fino alla fine del mondo. Allora, anche le situazioni avverse, estranee o lontane da noi – come la Samaria ieri, al tempo degli apostoli (cfr. At 8,5-8.14-17), o la pandemia oggi – diverranno opportunità per donare e rivelare il tuo amore, “dando ragione della speranza che è in noi”, con dolcezza, rispetto e retta coscienza (cfr. 1Pt 3,15-18). Allora ogni occasione sarà propizia per sentire la tua prossimità che “non ci lascia orfani”, in balia delle tempeste. Confortati dalla paternità divina, sapremo paternamente consolare tutti i disperati della storia, riusciremo a vincere ogni funesta influenza, potremo aiutare a camminare tutti gli “storpiati” dal male, cosicché la gioia piena possa dilagare attorno a noi come dentro ciascuno di noi. La gioia piena, quella che viene “dal dare piuttosto che dal ricevere”; quella che tu ci condividi, dandoti all’umanità, “morendo giusto per gli ingiusti”. Gioiosi come te, in te, pur dovendo sopportare il male continuando a fare il bene, senza scoraggiarci. Donaci pertanto, alla fine di questo lungo “digiuno” eucaristico, di saper fare memoria di tutto il cammino percorso ascoltando la tua Parola; di comprendere e conoscere te, per riconoscere la tua presenza al di là delle apparenze pur contrarie; di vivere dello Spirito perché, amandoti, facciamo esperienza del saperci e sentirci amati. Nulla potremo più temere poiché tutto sarà grazia per amare.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!

Amen