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Preghiera e Meditazioni

2° domenica nuovamente a “mensa” – Pentecoste

Pregando la Parola

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

Parola del Signore

Cosa potremmo efficacemente chiedere, Signore, che non sia inficiato dalle nostre esigue considerazioni umane? Cosa dovremmo imparare a domandare, o Maestro, perché le nostre vele tornino a spiegarsi e la barca della tua Chiesa – troppo spesso arenata in questa secca della storia – possa tornare a salpare entusiasta e senza paura, rispondendo al tuo “duc in altum”? Come farlo se non fosse il tuo stesso Spirito a venirci in aiuto, gridando in noi con gemiti inesprimibili quanto non oseremmo neppure desiderare? È Lui, acqua viva, ad accendere in noi l’anelito stesso di venire a te per dissetarci. Troppo a lungo ci siamo scavati cisterne screpolate che non contengono acqua, uccidendo l’anelito con meri appagamenti. Troppo a lungo abbiamo occultato la sete, esponendoci all’aridità dell’effimero. Ci siamo voluti innalzare fino al cielo, dimenticando che solo “scavando dentro” le nostre profondità avremmo potuto trovare la sorgente; quella per la quale “ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” (cfr. Sant’Agostino). Invitaci ancora una volta ad ascoltare la nostra sete, a confessare la nostra aridità, a gridare la nostra necessità di salvezza, anche e soprattutto in quest’ora sospesa della storia. Scopriremo il miracolo che solo la grazia del tuo Spirito può concederci: vedere che la nostra arsura, dissetata, divenga sorgente viva per quest’umanità sbandata e senza meta. Donaci il tuo Spirito perché possiamo imparare ad ascoltare il grido che sale fino a te da questo mondo umiliato e ferito e, abbassandoci con te, risollevarlo con l’unico linguaggio che unisce: l’Amore. Sia la nostra vita epifania del tuo fuoco d’Amore. Quante volte, Signore, siamo come le ossa aride sulla spianata della storia, atterriti e disgregati per le avverse vicende della vita. Il tempo erode e separa ciò che dovrebbe esser congiunto. Lo sconforto nel vedere la desolazione di questo “panorama” ci ha reso, talora, senza speranza. Perdonaci, Signore, e donaci il tuo Spirito affinché ci faccia profeti di speranza e non corvi di sventura, certi che nulla può più farci paura, neppure la morte. Facci Chiesa viva, unita, coesa, dove l’essere un cuor solo e un animo solo sia testimoniato pure da un sol modo di comunicare la comunione dell’amare. Mandaci il tuo Spirito affinché il nostro sia davvero “vivere” e non vegetare; sia fruttifico e non efficiente; fecondo e non mortificante. Quante volte, Signore risorto, non sappiamo coniugare antico e nuovo, giovane e vecchio, continuità e novità; rischiamo di fossilizzarci nel non voler cambiare nulla, per puro tradizionalismo, o, al contrario, rischiamo di voler cambiare tutto per puro modernismo, privo di memoria. Dacci lo Spirito che faccia di noi non scribi ma discepoli che traggono dal tesoro del loro cuore cose antiche e cose nuove. Donaci il tuo Spirito, Signore Gesù, perché accenda in noi la volontà e la passione per contagiare di vita nuova quanti ci poni accanto, vincendo ogni fermento o tentazione di supremazia e morte. Donaci di essere una Chiesa “feconda” col desiderio di maternità, l’invettiva entusiasta della giovinezza, la caparbietà matura del soffrire le “doglie del parto” per vedere che la vita si compia e non solo si riempia. Vieni Spirito Santo e accendi il desiderio dell’acqua viva dell’amore che Tu sei: il nostro amarci sarà veramente Amore!

Amen