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Preghiera e Meditazioni

63° giorno di “digiuno” – V Domenica di Pasqua

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Parola del Signore

La liturgia ci propone nuovamente, Signore Gesù, i vangeli meditati in questi giorni, durante la settimana. Nuova opportunità per soffermarci e interrogarci sulla meta del nostro viaggio, sull’obiettivo del nostro cammino, sulle modalità per conseguirli assieme a te in modo corresponsabile. Continuiamo a chiederci come potevano non restare turbati gli apostoli, Signore, al pensiero di non averti più “fisicamente” accanto a loro? Come non restare turbati noi, discepoli d’oggi, nel vivere gli eventi della storia, specialmente quando rendono precaria e instabile la nostra peregrinazione nel tempo? La risposta resta sempre la stessa: con la fede in te che non ci abbandoni ma, semplicemente, ci precedi come un “capocordata” nella scalata di una vetta altrimenti inaccessibile! Tu precedi verso la meta, tu prepari il cammino, tu ci porti verso l’orizzonte ultimo: la Casa del Padre. Una casa in cui imparare a “dimorare” fin d’ora. Una Casa dove, pur essendovi pluralità di dimore, c’è l’unità della Trinità, la comunione del Cielo. Per questo motivo sposti l’attenzione dalla curiosità su come possa essere, all’operosità per raggiungerla. E come fare? Divenendo costruttori di unità, artefici di comunione, insieme a te già qui sulla terra. Non ci sorprende, pertanto, se la liturgia ponga accanto a questa pericope evangelica altri brani della scrittura che ci richiamano alle opere di unità. Ancora oggi vi possono essere mormorazioni nella Chiesa – lo vediamo bene – come all’epoca apostolica (At 6,1-7). Mormorazioni per aspettative legittime, altre per attese frustrate, altre ancora per giudizi derivanti da un diverso modo di vedere e sentire il servizio stesso; cosa debbano fare d’essenziale, i pastori, senza trascurare il necessario per il bene del gregge; come armonizzare carismi e ministero…Tante questioni che, anche ora, rischiano di dividere, frammentare, disgregare la Chiesa segno, strumento, e caparra della Gerusalemme celeste. Come affrontarle, risolverle, trasformarle da ostacoli in opportunità? Come fece la prima comunità: con la grazia dello Spirito. Cercando il principio di comunione, guardando alla meta comune e all’obiettivo di tutti. Stringendoci a te, Signore Gesù, “pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio” (1Pt 2-4) potremo essere veramente un “edificio spirituale”, in cui ogni uomo possa trovare dimora quaggiù e pregustare quella di lassù, e un “sacerdozio santo”, per il quale offrire la nostra vita per amore di ciascuno come hai fatto tu. Abbiamo pertanto un buon parametro di verifica per discernere se la rotta intrapresa è quella corretta: le opere che stiamo realizzando. Quelle opere che rivelano al mondo che siamo tuoi, testimoniando che la via percorsa è la tua, il vangelo; che la bussola per calcarla, con speranza, è la tua verità; che la fiamma per illuminarla e scaldarla, di amore, è la tua stessa vita. Che grande dono ci fai, Signore; di quale meravigliosa responsabilità ci investi; a quale coraggiosa avventura ci chiami. Quasi ne avremmo paura se non ci avessi garantito la tua assistenza eterna, vivendo in nostro favore presso il Padre. Donaci quindi la forza del tuo Spirito perché quanto a noi appare impossibile divenga plausibile…e quanto ci sembra difficile sia, con te, realizzabile.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!

Amen