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Preghiera e Meditazioni

5° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi” Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Parola del Signore

Con quanta provvidenza, Signore, hai creato il mondo; con quale amore ha realizzato il tuo Regno. Con quanta attenzione hai piantato la vigna, l’hai circondata di premura, realizzandovi pure “una torre” a difesa e dimora dei tuoi servi. Poi l’hai affidata a noi perché ne fossimo “affittuari” e, invece, abbiamo creduto di esserne padroni. Padroni del mondo, padroni della vita, padroni dei doni che l’impreziosiscono, padroni delle relazioni, padroni degli affetti, padroni persino della tua comunità, della Chiesa, padroni della salvezza…padroni e non affittuari! Perdonaci, Signore, perché abbiamo dimenticato di essere custodi e promotori di tutto ciò che ci affidi e che resta “tuo”, sempre. E forse oggi, come nella parabola, ci fai comprendere che la via della “privazione” è strada di “esortazione” a riconsiderarci affidatari. A sentire che, ogni alba del nuovo giorno, siamo chiamati a ricevere ciascuna cosa dalla tue mani e, ogni sera, desiderare riconsegnarti tutto con frutto. A riscoprire che tutto è dono e, in ciascun dono, sei tu stesso a donarti… A riscoprire il valore della fedeltà come impegno e responsabilità, non certo come fatto assodato, ipotecato a nostro favore. “Vi sarà tolto il regno e sarà dato ad altri che lo faranno fruttificare”! Signore, convertici a te, rinnovaci. Non dare ad altri ma facci essere “altro” da ciò che fino ad ora possiamo, incautamente o sprovvedutamente, essere stati. Ricreaci col tuo Spirito perché dall’aridità di questo deserto possiamo veder germogliare il giardino del mattino di Pasqua!

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen