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Preghiera e Meditazioni

4° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”»
Parola del Signore

Quanto insensati siamo, Signore Dio nostro! Costantemente ci esorti – coi tuoi grandi insegnamenti – a non concentrarci sui nostri beni, sull’abbondanza che può deliziare i nostri giorni, a tal punto dal non accorgerci della miseria di chi ci vive accanto, bussando alla porta del nostro cuore più che a quella di casa. Abbiamo la legge di Mosè, i messaggi dei Profeti e, ancor più, la tua Parola fattasi carne in Gesù, eppure non ascoltiamo; non vediamo; non comprendiamo, quando ne abbiamo tutte le opportunità. E poi basta qualcosa di “infinitamente piccolo”, impercettibile ad occhio nudo, per riportarci alla verità di ciò che siamo: povere e fragili creature, anche quando nascondiamo le nudità dietro alla “porpora ed il lino” dei nostri abiti o riempiamo il vuoto di senso coi nostri “lauti banchetti”. Perdonaci, Signore… Facci sentire che il nostro nome è noto al tuo cuore provvidente quando sentiamo che il presente è costruzione del nostro futuro eterno, comportandoci di conseguenza. Che siamo riconosciuti da te, allorquando sappiamo riconoscere la nostra fragile condizione e chiederti il cibo che sfama la bramosia d’amore. Quando conosciuti sappiamo riconoscere, ricordando che i beni ricevuti da te sono per esser condivisi con quanti “sono meno fortunati in questo mondo”. Facci prendere seriamente il vangelo, prima che sia troppo tardi e il tempo sia perduto invano. Rendici responsabili della vita di chi ci sta accanto, sia per la sua sussistenza presente che per il suo destino eterno: uniti in terra lo saremo in Cielo!

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen