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Preghiera e Meditazioni

18° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
Parola del Signore

Parola dura, Signore Gesù, questa di oggi… Potremmo consolarci dicendo che tanto riguardava la diatriba coi tuoi oppositori, coi farisei. Potremmo ma sarebbe sbagliato, perché tu continui a rivolgerti a noi che, in animo e non per classe di popolo, cadiamo nei medesimi errori. Quante volte, Signore, abbiamo cercato di deliziarci a “lampade” più o meno allettanti o confortanti, piuttosto che cercare la tua Luce? Quante volte abbiamo guardato le opere senza considerarne il senso, da quelle del creato a quelle dell’uomo, per comprendere la verità profonda delle cose e risalire dal testimone al Testimoniato? Quante volte siamo andati dietro al fragore di altisonanti voci, piuttosto che ascoltare la tua Parola? Quante volte abbiamo sentito ma non ascoltato, scrutato ma non compreso, compreso ma non creduto? Quante volte abbiamo ricercato la “vita” in ciò che non lo è, piuttosto che venire a te? Venire, e averne in abbondanza? Quante volte abbiamo ricercato la gloria gli uni dagli altri, nel compiacimento che è vanagloria? Lo confessiamo: questo è il nostro vero peccato. Infatti, ci siamo snaturati, svuotati di vita e di senso, cosicché “l’amore di Dio non è più in noi”! Quante volte abbiamo perso il senso del peccato, quello autentico, o lo abbiamo circoscritto alle sole azioni contro “la morale”, quasi che la fede sia puro legalismo? Perdonaci, Signore… Donaci la grazia di comprenderlo ora che tutto viene ridimensionato, sfrondato del superfluo, potato duramente con le cesoie della paura e dell’incertezza, del dolore e della morte. Ora che l’effimere luci del mondo si spengono; ora che le opere devono quanto mai essenzializzarsi; ora che dobbiamo sentire ciò che non vorremmo e vedere quanto – nel delirio d’onnipotenza – abbiamo cercato di occultare, nascondere, evadere per non pregiudicare l’idolo del compiacersi. Ora che la vita si rivela quanto mai precaria, quale erba del campo. Ora che siamo a nudo, Signore, dinanzi a te, guardando le carni vulnerabili della nostra umanità ferita. Perdonaci e non sottoporci all’impietoso giudizio, derivante della legge di Mosè, che certamente meriteremmo per le nostre azioni. Perdonaci e fatti, ancora una volta, avvocato di misericordia presso il Padre. Tu che innocente ti sei lasciato condannare da noi colpevoli, rendici l’innocenza perduta riversando in noi l’amore di Dio cui siamo ormai privi. Sarà veramente Pasqua perché – guariti o meno del questa malattia – saremo certamente “salvati” perché colmati dell’Amore. E se i nostri polmoni non saranno più in grado di respirare, lo farà l’anima con quella Vita che neppure la morte arresta.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen