Categorie
Preghiera e Meditazioni

17° giorno di “digiuno” – solennità dell’Annunciazione

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore

Finalmente una buona notizia, Signore, tra nove mesi sarà Natale e, certamente, questa brutta storia della pandemia ce la saremo lasciata alle spalle. Forse non avremo modo di celebrare solennemente Pasqua, ma suvvia almeno il Natale è salvo! In fondo, anche nel nostro tempo secolarizzato il Natale è rimasto una festa universalmente ricordata, persino da chi non crede in te. Ma la Pasqua, scevra dagli orpelli decorativi di lucine e fiocchi colorati, resta il cuore della nostra fede. Che ci importerebbe celebrare la tua nascita, Signore Gesù, se non ci fosse la tua morte e resurrezione a darle un significato inequivocabile? In questa luce, nell’ora più tenebrosa della nostra storia attuale, accogliamo l’annunzio dell’angelo a Maria, tua Madre… Festa mariana, certo, ma fondamentalmente “cristologica”: celebriamo il suo “Sì” che ha reso possibile il tuo entrare nel mondo con un corpo – quello che il Padre ti aveva preparato – col quale poter fare la sua volontà (cfr. Eb 10,5-7). Ma sei proprio sicuro, Signore, di volere il nostro corpo? Sei certo di volerti fare carne come noi, assieme a noi? Sei certo di voler nascere nel tempo; assumere in te tutto il creato pur con la sua condizione? Sei convinto di voler far parte di quest’umana famiglia, flagellata dalla verga del male, erosa dal peccato, votata alla morte? Verrebbe da chiedersi cosa centra tutto questo col Natale. Se rimiriamo il mistero di Bethemme con la poesia del nascere, il calore delle relazioni familiari, la magia dell’atmosfera, nel quale l’abbiamo circoscritto, relegato, certamente nulla. Tuttavia, proprio adesso più che mai, ci fai comprendere quanto sia inestimabile la tua Incarnazione. Sì, perché nascere – dono meraviglioso – è pur sempre un evento “drammatico” che ci butta nella storia, ci rende pellegrini nel tempo, ci fa sperimentare che siam fatti di Cielo pur essendo impastati di terra. Nascere ci coinvolge con relazioni che, nel bene e nel male, ci plasmano, ci trasformano, ci modellano, ci scavano col cesello, quando non ci scolpiscono a suon di martello e scalpello. Nascere è tutt’altro che “magico”; è frutto del sacrificio che altri hanno compiuto, nel rinunciare a se stessi perché vi fossimo noi. Nascere è partecipare al destino dei votati alla morte… Sembrerebbe folle desiderare tutto questo, Signore; pazzesco volerlo noi perché tu pure, Figlio eterno di Dio, l’abbia voluto per te. Tuttavia questa storia umana è segnata, umiliata dal peccato e dalla morte. Non era questo il disegno del Padre, autore e amante della vita, che tutto ha creato per l’esistenza (Sap 1,14). Tu hai voluto risollevare il creato, caduto nell’ombra di morte, e salvarlo, ridandogli la vita perduta. E come lo hai fatto? Spettatore serafico dall’alto dei Cieli? No! Hai preso un corpo simile al nostro, hai condiviso con noi l’umana natura perché ogni nascita non fosse più solo nel tempo ma per l’eternità. Hai preso un corpo e hai intrecciato relazioni nuove, non più infettate dal morbo dell’individualismo, dell’egoismo e dell’orgoglio, ma impreziosite, corroborate e trasfigurate dal balsamo dell’Amore. Hai fatto del sacrificio la strada maestra che non realizza magie ma compie miracoli! Allora grazie, Signore, per la tua Incarnazione. Ti diciamo fin d’ora “buon Natale”, nella consapevolezza del vivere che incarna ogni uomo nel proprio venerdì santo d’esistere. Guardiamo a Bethemme stando ben piantati sul Calvario, ricordando che già nel deporti nella mangiatoia, da parte di tua Madre, vi è il gesto profetico del corpo immolato sulla croce e spezzato sulle nostre mense per esser mangiato. Corpo di un morto, fonte di Vita. Ti supplichiamo, incarnati adesso in tanti nostri fratelli e sorelle appesi alla croce della loro malattia; trasforma il non senso di quest’ora di morte in preludio di resurrezione… Donaci di credere che non v’é morbo di morte che non abbia in te quest’antidoto di vita…anzi d’immortalità!

E tu, Madre di Dio e madre nostra, concedici di rispondere prontamente alla Parola di Dio, affinché possa continuare a farsi carne nella vita di ciascuno di noi.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen