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Preghiera e Meditazioni

14° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane»
Parola di Dio

Siamo giunti alla domenica “laetare”, Signore, quella della gioia, dell’esultanza, perché ormai è vicina la Pasqua… Il colore cupo del viola, per un giorno, cede il passo al “rosaceo” come a dirci che non c’è buio che non possa illuminarsi se raggiunto dalla luce. Nella spoliazione quaresimale delle chiese, oggi è ammesso un piccolo segno di fioritura, preludio all’esplosione di vitalità dei giorni prossimi a venire… Eppure, Signore…eppure tu vedi bene che nel cuore non c’è gioia, non c’è preludio di esultanza, non inizio di fioritura in quest’ora “morta” della storia. Siamo immersi nel buio, nelle tenebre assai più del cieco nato. Oggi più che mai abbiamo bisogno che tu passi per le nostre strade, per i crocicchi della vita ove ci siamo relegati a mendicare, ad elemosinare briciole per continuare a vivere. Abbiamo bisogno che ti accorgi di noi sebbene ancora, noi, non ci accorgiamo di te, a tal punto da non chiederti più nulla. Si, perché quel cieco nato a Gerusalemme non si accorse che “passavi” e nulla ti chiese. Non ti vedeva e non perché avesse peccato – tu stesso lo affermasti, liberandoci dall’erronea convinzione che malattia sia sinonimo di colpa commessa -, ma semplicemente perché ne era impedito dalla sua condizione di malato. Noi pure siamo impediti dal vederti per la fragilità della nostra condizione. Tuttavia, con molta probabilità, noi siam meno innocenti di lui. Infatti a noi hai già aperto gli occhi, a noi hai dato la luce della fede per guardare la storia, gli altri, noi stessi e pure te in modo nuovo, come Dio stesso guarda. A noi hai concesso la luce divina che sa guardare il cuore e non le apparenze (cfr. Sam 16,7). Ma abbiamo imparato a guardare con questa luce o brancoliamo ancora nelle tenebre? Quante volte siamo pronti a giudicare le disgrazie altrui, senza vedere con dolore il nostro vivere senza grazia? Abbiamo l’umiltà di saperci ciechi senza di te, o presumiamo di vedere per virtù e merito nostro così da ritenere che possiamo fare a meno della tua luce? Donaci questa consapevolezza, Signore, perché il nostro peccato – vera cecità obnubilante la grazia – non resti ma sia perdonato dal tuo Amore. Accostati a noi e diversamente dalla storia – che talora ci sputa in faccia il male, che noi stessi le abbiamo ingenerato – continua a sputare a terra per ricrearci “dal fango” come agli albori dell’umana esistenza. Certo, anche noi, dapprima potremmo pensare, come deve aver fatto lo stesso cieco, che ci stai complicando le cose. Non bastava esser “ciechi” per aver anche gli occhi “impastrocchiati” da questo ripugnante fango? Non bastava che questa umanità già brancolasse nel buio per vedersi ora nei pasticci di questa brutta vicenda attuale? Non basta il dolore e la sofferenza per dover potare il peso di non comprenderla, non afferrarne il senso? Eppure la risposta, credo, sia per tutti nell’atteggiamento del cieco nato che pur non vedendo, pur essendo imbrattato, si recò senza nulla dire, obiettare, o recriminare, alla piscina di Siloe. Andò solo sulla tua Parola, che lo mandava. Andò perché ebbe fede! Ancora non vedente si lasciò guidare dalla Parola e, dalla fiducia che essa genera, si lasciò condurre al lavacro della fonte. Donaci una fede simile, che si rinnova sulla tua Parola, e trova nel fonte battesimale la grazia per poter vedere anche in quest’ora buia. Noi pure saremo pur sempre noi; saremo riconosciuti come quelli di prima che mendicavamo amore, sebbene senza saperlo spesso, ma non saremo più gli stessi di prima. Saremo persone nuove che hanno saputo fare, assieme a te, della loro condizione, della propria malattia come del proprio peccato, un’opportunità in cui si manifesti la gloria di Dio. Saremo veramente luce e non più tenebra, comportandoci da figli della luce che portano nel mondo bontà, giustizia e verità (cfr. Ef 5,8-9).

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen