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Preghiera e Meditazioni

12° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo
Parola di Dio

Viene da chiederci, Signore, se abbiamo ancora l’ardire di “avvicinarci” a te e chiederti numi, anche e soprattutto in quest’ora di prova. Alla distanza fisica dalle tue “dimore” fra gli uomini, qual sono le chiese, è corrisposto un avvicinamento tale, a te, da riscoprire che vuoi abitare dentro la nostra vita, così da farne tua stabile dimora? Le nostre case sono diventate ciò che dovrebbero essere: chiese domestiche? Non lo so, Signore. Lo spererei con tutto il cuore ma purtroppo, ad ascoltare o vedere certi atteggiamenti, verrebbe da dubitarlo. Siamo tutti intenti a chiederti un miracolo, nella convinzione erronea che certo la fede di tutti avrebbe a giovarne. Eppure, a ben guardare il vangelo stesso, scopriamo che tu non hai mai compiuto un miracolo per suscitare la fede ma della fede hai fatto il presupposto perché si compisse il miracolo. Quella fede che ci porta ad uscire da noi e avvicinarci a te per capire, per comprendere, per imparare, per apprendere e mettere in pratica. La fede che è anzitutto relazione, fiduciosa, amorosa… Per questo, all’avvicinarci a te, corrisponde la disposizione all’ascolto. “Ascolta, Israele, il Signore nostro Dio è l’unico Signore….”. Donaci di saperci fermare, non per costrizione ma come opportunità cosicché possiamo chiederci – nel fragore del silenzio interiore – se sappiamo ancora “ascoltare”. Non sentire, ma ascoltare. Lasciare che quanto sentiamo entri davvero in noi, trovi spazio, terreno, per attecchire e permeare tutto di noi: cuore, anima e mente. In fondo dall’ascolto nasce la conoscenza e la conoscenza è strada per l’amore. Possiamo amare ciò che non conosciamo? E come si può conoscere ciò da cui restiamo a distanza? E come possiamo ascoltare ciò con cui non siamo entrati in relazione? Difficile, se non impossibile. Donaci di conoscerti per amarti, nella contemporanea certezza che si conosce fino in fondo solo ciò che si ama. Donaci di riscoprire la bellezza di amarti non part-time, non con le briciole di noi, non quando la paura – come adesso – ci fa perdere i nostri punti di riferimento, ma con tutto il cuore, tutta l’anima, tutta la mente e tutte le forze. Un cuore indiviso, un’anima fedele, una mente illuminata e una forza che, confidando in te, veste la propria fragilità. Donaci un simile amore, Signore, che si declina e compendia nell’amore per il prossimo, oggi più che mai…Sapremo gustarne il valore profondo più d’ogni sacrificio e offerta rituali. Donaci di sapere tutto questo e di osservarlo: non saremo lontani dal regno dei cieli. Ma concedici pure la grazia di saper fare anche l’ultimo passo per entrarvi: amarci gli uni gli altri come tu hai amato noi, oltre che il Padre!

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen