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Preghiera e Meditazioni

11° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza, la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede. Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi – come sta scritto: «Ti ho costituito padre di molti popoli» – davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono.Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza». Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.
Parola di Dio

Signore Gesù, oggi celebriamo, il tuo “padre terreno”. Celebriamo il suo essere un uomo giusto ma, soprattutto, la sua fede. Il suo esser giusto nella fiducia totale in Dio, a somiglianza di Abramo nostro padre nella fede. Infatti egli credette contro ogni dato contrario.
Credette al tuo progetto di salvezza, sebbene sconvolgesse il suo progetto di metter su una famiglia “ordinaria” con la sua amata e promessa sposa. Credette nel prenderla con sé, sebbene ogni raziocinio umano lo motivasse a ripudiarla pur se in segreto. Credette nel cercare ostinatamente un riparo sicuro alla tua nascita, sebbene lo sconforto nel non trovare “alloggio” avrebbe potuto abbatterlo.
Credette nel presentarti al tempio in ottemperanza della legge, sebbene poteva sentirsene “superiore” in qualità di custode del Figlio dell’Altissimo che diede la Legge ai nostri padri.
Credette nel fuggire in Egitto e soggiornarvi da straniero, sebbene altrove fosse la terra dei suoi padri. Credette nel tornare, solerte, e stabilirsi a Nazareth, sebbene fosse della casa e della famiglia di Davide.
Credette nel crescerti come suo figlio, sebbene ti sapesse appartenere al Cielo.
Credette quando ti nascondesti nel tempio di Gerusalemme, fra i dottori della legge, gettandolo – insieme con Maria tua Madre – nell’angoscia, e non proferì parola, sebbene avrebbe potuto esercitare la sua potestà. Credette nell’insegnarti l’arte del carpentiere, sebbene avrebbe voluto vedere i segni della tua missione divina e, morì, senza vederla iniziare. Credette. Come?
Con l’obbedienza. Perché? Sperava contro ogni speranza. Donaci, Signore Gesù, questa medesima fede.
Donaci di credere al tuo disegno per noi, anche quando sconvolge i nostri piani; dacci di credere, accogliendo la tua volontà, pur quando ci risulta incomprensibile.
Donaci la fede che non si abbatte, non demorde, non si arretra neppure davanti alle porte chiuse della storia e ai dinieghi dell’uomo.
Dacci la fiducia umile di chi non vuol far tutto ma solo, bene, la propria parte. Dacci di farla col silenzio delle opere piuttosto che col convincimento delle idee; quelle idee che vorrebbero vincere sugli altri e non farci concedere loro. Anzi perdonaci per tutte le volte che ci sentiamo superiori a tutto e tutti, piuttosto che supportarli col dono di noi. Concedici la fede che ci fa sentire sempre stranieri in questo mondo, pellegrini verso Casa, lavorando alacremente per renderlo migliore di come l’abbiamo trovato.
Dacci la fede che ci fa sentire custodi dei tuoi doni e mai padroni, pur quando sembrano appartenerci; custodi responsabili nel farli crescere. Donaci la fede che sa obbedire, senza se, ma, o forse… Allora impareremo anche noi – pur tra i tumulti degli eventi – a non smarrirci, a non perdere la strada, ad abbandonarci nelle tue mani provvidenti, a non disperare anzi a perseverare nella “speranza contro ogni speranza”. Allora, quando sarà l’ora nostra, moriremo noi pure come avremo vissuto: con fede! E così facendo, conseguiremo quella beatitudine per la quale nulla potrà umiliarci, abbatterci o vincerci perché radicata in te, Santo Signore!
Da ultimo, Signore, vogliamo ringraziarti per il dono della fede e, nella fatica del momento attuale, ti preghiamo per quanti non hanno la grazia di poterla vivere e si sentono ancor più in balia dell’incertezza, della paura, del dolore e della morte. San Giuseppe interceda per noi e per loro.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen