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Preghiera e Meditazioni

Via Crucis di venerdì 13/3

Qui sotto potete scaricare il pdf con la Via Crucis, in modo che, anche se “lontani”, possiamo essere vicini nella preghiera recitandola ognuno nella propria casa.

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Preghiera e Meditazioni

5° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi” Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Parola del Signore

Con quanta provvidenza, Signore, hai creato il mondo; con quale amore ha realizzato il tuo Regno. Con quanta attenzione hai piantato la vigna, l’hai circondata di premura, realizzandovi pure “una torre” a difesa e dimora dei tuoi servi. Poi l’hai affidata a noi perché ne fossimo “affittuari” e, invece, abbiamo creduto di esserne padroni. Padroni del mondo, padroni della vita, padroni dei doni che l’impreziosiscono, padroni delle relazioni, padroni degli affetti, padroni persino della tua comunità, della Chiesa, padroni della salvezza…padroni e non affittuari! Perdonaci, Signore, perché abbiamo dimenticato di essere custodi e promotori di tutto ciò che ci affidi e che resta “tuo”, sempre. E forse oggi, come nella parabola, ci fai comprendere che la via della “privazione” è strada di “esortazione” a riconsiderarci affidatari. A sentire che, ogni alba del nuovo giorno, siamo chiamati a ricevere ciascuna cosa dalla tue mani e, ogni sera, desiderare riconsegnarti tutto con frutto. A riscoprire che tutto è dono e, in ciascun dono, sei tu stesso a donarti… A riscoprire il valore della fedeltà come impegno e responsabilità, non certo come fatto assodato, ipotecato a nostro favore. “Vi sarà tolto il regno e sarà dato ad altri che lo faranno fruttificare”! Signore, convertici a te, rinnovaci. Non dare ad altri ma facci essere “altro” da ciò che fino ad ora possiamo, incautamente o sprovvedutamente, essere stati. Ricreaci col tuo Spirito perché dall’aridità di questo deserto possiamo veder germogliare il giardino del mattino di Pasqua!

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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Preghiera e Meditazioni

4° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”»
Parola del Signore

Quanto insensati siamo, Signore Dio nostro! Costantemente ci esorti – coi tuoi grandi insegnamenti – a non concentrarci sui nostri beni, sull’abbondanza che può deliziare i nostri giorni, a tal punto dal non accorgerci della miseria di chi ci vive accanto, bussando alla porta del nostro cuore più che a quella di casa. Abbiamo la legge di Mosè, i messaggi dei Profeti e, ancor più, la tua Parola fattasi carne in Gesù, eppure non ascoltiamo; non vediamo; non comprendiamo, quando ne abbiamo tutte le opportunità. E poi basta qualcosa di “infinitamente piccolo”, impercettibile ad occhio nudo, per riportarci alla verità di ciò che siamo: povere e fragili creature, anche quando nascondiamo le nudità dietro alla “porpora ed il lino” dei nostri abiti o riempiamo il vuoto di senso coi nostri “lauti banchetti”. Perdonaci, Signore… Facci sentire che il nostro nome è noto al tuo cuore provvidente quando sentiamo che il presente è costruzione del nostro futuro eterno, comportandoci di conseguenza. Che siamo riconosciuti da te, allorquando sappiamo riconoscere la nostra fragile condizione e chiederti il cibo che sfama la bramosia d’amore. Quando conosciuti sappiamo riconoscere, ricordando che i beni ricevuti da te sono per esser condivisi con quanti “sono meno fortunati in questo mondo”. Facci prendere seriamente il vangelo, prima che sia troppo tardi e il tempo sia perduto invano. Rendici responsabili della vita di chi ci sta accanto, sia per la sua sussistenza presente che per il suo destino eterno: uniti in terra lo saremo in Cielo!

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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3° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Parola del Signore

Siamo proprio piccoli e meschini, Signore! Talora ci conforta vedere che siamo in “buona compagnia”, constatando come si comportavano pure i discepoli che ti ero scelto tu stesso… Magra ed inutile consolazione! Quanto spesso siamo così autoreferenziali da trascurare le cose importanti che tu ci dici, pensando solo a noi stessi e ai nostri piccoli progetti da gente piccola piccola. Come gli apostoli – mentre parlavi della salvezza da compiere col dono di te a Gerusalemme -, noi pure siamo intenti a realizzare i nostri scopi, invece che comprendere i tuoi per noi; siamo impegnati a concretizzare i nostri interessi, piuttosto che accogliere quelli che ci offri; siamo affannati nel vivere competitivamente, cercando di primeggiare, mentre dovremmo sentirci solidi e solidali gli uni con gli altri. Perdonaci, Signore… E chissà che il momento presente non ci faccia riscoprire che la nostra “grandezza” non sta nel metterci avanti agli altri, magari con raccomandazioni materne e non, ma nel porci al di sotto degli altri per sostenerli, supportarli, servirli nelle loro necessità. Donaci di saper alzare non il trofeo delle nostre vittorie di Pirro, ma d’assaporare insieme il calice dell’amore che tutto vince col sacrificio di sé. Aiutaci anche a non ricercare neppure seggi di gloria accanto a te, se non quelli che passano dal saperci annoverare al tuo fianco sul trono della croce. Insegnaci a non far scontare ad altri le nostre colpe, o la nostra avventatezza imprudente, ma a saper dare la vita in riscatto per gli altri, così come hai fatto tu.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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2° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato»
Parola del Signore

È vero, Signore, quante volte ci siamo seduti a misurare gli altri, “mettendoci in cattedra” a puntare il dito. Un dito che si vuole pronto a caricare fardelli sugli altri, piuttosto che responsabile nello spostarli per noi stessi. Perdonaci…e aiutaci ad accogliere quanto, anche attraverso la storia, ci stai continuando ad insegnare. Oggi più che mai, ci stai insegnando il valore dell’assunzione di responsabilità personale. Oggi più che mai, le maschere del “voler sembrare”, dell’apparire, devono calarsi perché la fragilità della nostra condizione ci aiuti a fare verità su di noi. Quella verità, Signore Gesù, secondo la quale nessuno è maestro, ma tutti tuoi discepoli; nessuno è guida, perché tu sei nostro pastore; nessuno è salvatore di se stesso, poiché tu solo sei nostro rifugio e salvezza! Concedici di saper fare, oggi più che mai, della nostra vita un vero servizio; un dono nell’umiltà, che rende grandi con le piccole cose del quotidiano.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen