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Preghiera e Meditazioni

10° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli»
Parola del Signore

Impareremo mai, Signore, ad osservare, a mettere in pratica ciò che davvero conta? Riusciremo a trarre insegnamento dai tuoi richiami, più eloquenti di qualsiasi vergata della storia? Lo spero, Signore…sebbene da tanti discorsi e vane parole che – nonostante il richiamo forte del momento presente – continuiamo a dirci, non parrebbe. Tu ci mostri l’essenziale e molti ancora vanno farneticando dietro al superfluo; ci spieghi il valore nascosto delle cose, e ancora troppi danno solo valore alle cose. Comprenderemo mai il significato del “dare compimento” alla vita, anzitutto, ed a quanto si può realizzare in essa, o continueremo solo a trascorrerla finché sarà finita? Inseguiremo ancora attitudini ed espedienti per potercela cavare, per “farla franca”, nonostante tutto? Perdonami, Signore, perché spesso mi lascio sorprendere dalla stupidità umana che non vuol imparare e tantomeno insegnare, se non a “trasgredire” o evitare. Perdonaci perché, anche nella drammaticità odierna, non vogliamo capire il senso dei segni, degli “iota e trattini” apparentemente trascurabili. Nulla si compirà o sarà gettato via: donaci di crederlo! Concedici di sapere che “la terra e il cielo non passeranno” finché “tutto non sia compiuto”. Come a dire, ricordaci che dentro le vicende della storia deve compiersi un’altra volontà: quella del Padre. Donaci di ricercarla prima che sia troppo tardi; donaci di testimoniarla, insegnarla, come irrinunciabile e imprescindibile. Ma stasera, Signore, concedimi una preghiera speciale per i genitori e gli educatori delle nuove generazioni. In questo tempo d’incertezza e di timore, sappiano comprendere e insegnare la tua Legge. Quella che dà senso e compimento a tutto: alla vita, alla morte, al bene e al male, al presente e al futuro…all’amore! In un simile mare in burrasca, agitato dai venti dell’imperscrutabile, aiutali…e aiuta pure noi. Aiuta tutti a non focalizzarsi sul male, ma ad insegnare il valore del bene; a temere la sofferenza, ma apprezzare la salute; a non trascurare la “lezione” fondamentale della fragilità, continuando magari a fomentare il delirio d’onnipotenza dell’uomo contemporaneo. Aiutaci a fare tesoro di questa situazione, rendendola non un accidente ma un’opportunità. Aiutaci a dare il giusto valore alle cose, al denaro, al cibo, educando a sapersi contentare del necessario, a rallegrarsi dell’esser generosi ed a ricercare il desiderio, soggiacente nella fame. Aiutaci a discernere tra l’urgente e l’essenziale. Aiutaci a riscoprire i rapporti e viverli con gentilezza, vincendo l’aggressività di cui siam diventati tutti professionisti. Aiutaci a spogliarci di noi, delle nostre aspettative, per imparare a metterci nei panni altrui: comprenderemmo meglio pure noi stessi, oltre che gli altri. Donaci di comprendere che, se tanta importanza attribuiamo all’apprendere, fondamentale è l’educare. Troppo spesso abbiamo informato piccoli e grandi, fornendo loro solo nozioni d’apprendere, mentre educare è “ex-ducere”: tirar fuori. Donaci d’imparare, oggi più che mai, da quanto stiamo vivendo, la lezione che ci permetterà di essere uomini e donne migliori, cristiani più veri, testimoni più credibili di fede, certo, ma anzitutto di vita, che in essa s’incarna! Non permettere che perdiamo questa occasione che ci offri, a caro prezzo. Abbiamo tanto tempo, è vero, ma insegnaci il suo valore per non sprecarlo, prima che sia troppo tardi… Ci crediamo al riparo dai contagi se stiamo chiusi in casa – e dobbiamo farlo -, esatto! Ma facci capire che pure fra le mura domestiche, s’annida un virus che magari non ci farà morire oggi ma ci può far vivere da morti: la superficialità! La banalità del sopravvivere piuttosto che respirare la vita, coglierne l’essenza, gustarne la bellezza, coltivarne le opportunità e, via via, poter giungere ad amare te che ce l’hai data. Aiutaci a riscoprirti, Signore, come il nostro Maestro cosicché, imparata la lezione, possiamo “insegnare” ciò che conta e resta nel tempo e per l’eternità. Saremo grandi, anche noi nel Regno

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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Preghiera e Meditazioni

Adorazione Eucaristica a chiesa “vuota”

A chiesa “vuota” di presenza fisica, ma “colma” di ciascuno di voi, ho invocato su tutti la benedizione del Signore e la protezione di Maria!

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9° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello»
Parola del Signore

Quanto comprensibile lo slancio di Pietro, Signore Gesù; uno dei suoi tanti voli pindarici tra umano e divino, tra ragionare secondo gli uomini e comprendere secondo Dio, tra generosità e calcolo. Gli pareva aver fatto bella figura dicendo “fino a sette volte” – che era già veramente tanto per la cultura di allora come di oggi – e tu invece lo richiamavi a perdonare “settanta volte sette”, ovvero: sempre! Sempre, sempre? Viene da chiederti, anche a noi. E tu, per l’ennesima volta, ci esorti al perdono, alla gratuità del perdono; se non per virtù, almeno per interesse poiché se non perdoniamo non saremo perdonati. Perdonare non solo sempre, ma “eternamente”. Eppure in questo tempo “particolare” della storia, viene da chiederci se non ci stai dicendo qualcosa di specifico da incarnare in quest’ora tanto dura… Personalmente mi colpisce anzitutto quel “regolare i conti” da parte del re. Un’accezione a dir poco severa, che incute terrore, anche quando la usiamo nei nostri rapporti, figuriamoci nella relazione con te. Ma è innegabile – ancora una volta – che tutto appartiene a te, pure la nostra stessa vita, e che noi ne siamo solo amministratori. Per cui, giorno verrà che dovremo rendere conto. Che abbiamo fatto del creato, della vita, del bene, delle nostre relazioni – come sottolinei in questa parabola -, della fede stessa, e persino della sofferenza e della morte, così spesso occultate dalla società del benessere ed ora prepotentemente entrate nelle nostre case? Di te, Signore, che ne abbiamo fatto nella nostra esistenza? Hai ancora un posto, quale? Siamo mancanti, sicuramente, e non ci resta – come quel servo – che prostrarci a terra; in quella terra dove abbiamo riposto tutto, lontano dal Cielo. Come non restare commossi davanti la tua misericordia che ci risolleva, ci offre nuove opportunità, ci riapre percorsi liberi e liberanti! Non smettere di prostrarci, nel regolare i conti, ma ancor più nel risollevarci, permettendoci di percorrere nuove strade una volta imparata la lezione. Donaci, Signore, che questa creatività divina sappiamo farla nostra e scoprire che neppure il perdono ricevuto, però, ci appartiene; esso è tuo e, se lo riceviamo, deve spingerci a condividerlo. Pertanto perdonaci, Signore, perché questa umanità, dopo aver presunto di poterti spodestare, ha pure dimenticato il valore della fraternità. Quante volte soffochiamo la vita altrui coi nostri risentimenti, i rancori, la prevaricazione, la violenza; spesso abbiamo persino mascherato la vendetta, coi poveri panni della nostra giustizia talora ingiusta. Esigiamo pazienza, imploriamo clemenza, quando tocca noi, ma non portiamo pazienza e non esercitiamo clemenza se riguarda chi sta nella nostra stessa condizione. Siamo tutti miseri servi, ma troppo spesso ci ergiamo a sovrani. Siamo imperdonabili, ma osiamo chiedere ancora il tuo perdono. Perdonaci non certo per nostri meriti, bensì per l’abbondanza sconfinata della misericordia che tu stesso ci chiedi d’imparare ad imitare… E se nel “regolare i conti” ci troverai in totale ammanco, non manchi l’abbondanza del tuo Spirito nel ricrearci. Di un’ultima cosa, Signore, dobbiamo chiederti perdono: per lo scandalo arrecato dal nostro non perdonarci vicendevole. Si, lo scandalo, perché – come nella parabola, l’accaduto ti venne riferito dagli altri servi – il nostro non amarci e non riconciliarci, grida a te con la voce di tanti uomini e donne attoniti e feriti dalla controtestimonianza data! Ecco, Signore, anche e soprattutto in tempo di “pestilenza”, donaci di riscoprire il valore della fraternità nella sua espressione più alta: il perdono reciproco.

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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8° giorno di “digiuno”

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore

Perché mai, Signore Gesù, è così difficile accogliere o, anche, esser “profeti” nella propria patria, testimoni nella propria famiglia? Perché mai gli stranieri come la vedova di Zarepta, in Sidone, o Naaman, il lebbroso di Siria, poterono godere del miracolo della divina provvidenza che nutre e guarisce? Perché la verità vogliamo facilmente scaraventarla fuori dalla nostra vita? Probabilmente perché, quando siamo troppo pieni di noi, sicuri di noi stessi – fino al punto di confidare nelle nostre forze -, non siamo aperti ad accogliere l’altro. Crediamo di conoscere tutto e tutti, fino a rinchiudere gli altri nei nostri giudizi, invece che aprirci al tuo giudizio che compi attraverso l’incontro con l’altro! Diamo sentente e non accogliamo verità; cuciamo abiti sul prossimo, piuttosto che toglierci i nostri panni per indossare i loro nel farci prossimo. Chi è libero, invece, chi non si aspetta nulla e nulla pretende, può ricevere e accogliere tutto. Spogliaci, denudaci, Signore fino a farci stranieri pure a noi stessi cosicché possiamo accogliere tutto come inatteso e non preteso, nuovo e non assodato, vero e non certo come fosse ipotecato. La verità infatti scava profondo perché possiamo giungere ad attingere alla sorgente che solo tu sei, Cristo Gesù! Un’ultima grazia ti chiediamo, Signore, guardandoti passare indenne attraverso la folla, che voleva toglierti di mezzo, non solo perché non aveva potere su di te ma, soprattutto, perché “non era ancora giunta la tua ora”. Donaci di passare attraverso le prove, le difficoltà, le sofferenze, presenti e future, con la certezza che nulla ci potrà arrestare, precipitare, atterrire, se questo non rientra nel “compimento dell’ora nostra”, nella realizzazione del tuo progetto per noi e per gli altri. Oggi più che mai, concedici di credere che la nostra vita non è in balia del fato ma nelle tue mani provvidenti; donaci di credere che “persino i capelli del nostro capo sono tutti contati”

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen

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7° giorno di “digiuno” – III domenica di Quaresima

Con speranza, verso la Luce Pasquale

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo»
Parola del Signore

Oggi più che mai ci sono comodi i “panni” del popolo d’Israele che, attraversando il deserto e provando la sofferenza della sete, mormorava contro di te, Signore, chiedendosi se davvero fossi o meno presente (Es 17,3-7). Noi pure, quanto più passa il tempo, tanto più siamo tentati dal domandarci: “Sei in mezzo a noi, Signore, sì o no?”. Quanto non sappiamo chiederci, invece, cosa vuoi dirci in questa sete, in questo cammino! Cosa è davvero “essenziale” per noi tuo popolo, mentre tanti si affrettano a sottolineare meramente le cose contingenti – quali sono quelle per la sussistenza del corpo – come irrinunciabili? Ci fermiamo all’acqua e non comprendiamo la sete, guardiamo la sete e trascuriamo l’anelito, il desiderio, celato dietro ogni arsura… Perdonaci, Signore; perdona questa umanità che troppo spesso continua a fare dell’immanenza l’idolo contro la tua trascendenza, la scienza contro la fede, la materia contro lo Spirito. Quando comprenderemo che – piuttosto che continuare ad attingere ai nostri pozzi, alle nostre cisterne screpolate che non contengono l’acqua -, dovremmo imparare a chiedere a te l’acqua viva, quella che “zampilla per la vita eterna”? Anche tu, Gesù, nel tuo “viaggio” hai sentito il bisogno di sederti presso un pozzo, facendo della tua sete l’occasione propizia per dissetare l’arsura della Samaritana. Quella bramosia che l’aveva portata a cercare in “cinque mariti e un compagno” ciò che poteva appagare la sua sete, adesso lo poteva trovare gratuitamente nell’incontro con te. Disillusa, isolata, nel pieno del calore del giorno, ha trovato in te Colui che poteva darle tutto ciò di cui aveva autenticamente bisogno, al di là d’ogni inattesa speranza. Donaci, Signore, in questo momento in cui anche noi siamo costretti a fermarci ai nostri pozzi, di chiederci qual’é veramente il nostro desiderio profondo, dove trovare ciò che lo appaga, come e da chi impetrarlo per riceverlo in abbondanza. Beati noi se, come lei, sapremo riconoscere quanto grande sia il dono di Dio, che c’offri, così da chiederlo “con tutto il cuore, con tutte le forze, tutta l’anima”. Saremo così pieni del tuo Amore – per mezzo dello Spirito, che hai riversato in noi -, da vederlo sgorgare pure per gli altri con quella “speranza che non delude” (Rm 5,5). “Ascoltando la tua voce e non indurendo oggi il nostro cuore” (Sal 94), conosceremo quel cibo che è fare la volontà del Padre, assai più necessario del cibo che perisce. Conosceremo e impareremo ad adorare il Padre in Spirito e verità… Conosceremo, sì, e ti faremo conoscere attraverso la nostra testimonianza, perché ogni uomo creda che tu sei il solo salvatore del mondo!

Donaci il tuo amore, Signore: in te speriamo!
Amen